Riso bio e minor consumo d'acqua: è il Biodistretto del riso piemontese

di Redazione

12/09/2022


Promuovere e valorizzare la produzione biologica e la biodiversità agraria, producendo riso bio e consumando così meno acqua. È l'obiettivo del Biodistretto del riso piemontese, associazione che nasce nel cuore della Baraggia, a cavallo tra le province di Vercelli e Biella.

“Il nostro progetto - racconta Giuseppe Goio, produttore del Biodistretto - nasce dalla volontà di un coeso gruppo di agricoltori bio, con l'obiettivo di valorizzare e diffondere l'agricoltura biologica, intesa non solo come semplice pratica agronomica, ma anche come progetto culturale di un modello sostenibile per la gestione delle risorse. Come l'acqua, e come scelta utile alla sicurezza ed alla sovranità alimentare”. Nei campi dei produttori del biodistretto non c'è solo riso bio. L'obiettivo è infatti quello di arricchire ecologicamente il proprio territorio, piantando alberi e siepi ai bordi delle risaie, seminando su sodo, inerbendo in inverno i campi, accogliendo i pastori e le loro greggi, e ricostituendo così paesaggio e biodiversità. Ma non è tutto: oltre al riso biologico questi campi brulicano di vita: rane, farfalle, libellule, uccelli, piccoli mammiferi, bisce d'acqua. Sono state anche rinvenute piante che si pensavano estinte.

“Tra le finalità dell'associazione, la promozione, la tutela e la diffusione del patrimonio di conoscenze e tecniche colturali originali e naturali applicate alla risicoltura nate proprio in Baraggia. L'obiettivo dunque è quello di diffondere le tecniche dell'agricoltura biologica, tecniche che includono la mitigazione degli effetti del cambiamento climatico e promuovere la biodiversità”, spiega ancora Goio. E i numeri dell'avventura crescono. “Siamo ora 7 aziende agricole. Coltiviamo biologicamente 600 ettari e produciamo circa 12.000 quintali di riso bio”, sottolinea. E quella di quest'anno si prospetta una buona annata. “È una buona annata per fortuna. Fortunatamente abbiamo avuto l'acqua perché siamo quelli più a monte, più vicini alle montagne per intenderci. Inoltre abbiamo l'acqua di 2 invasi fatti a metà anni Ottanta per rendere irrigua la Barraggia. Sono stati fatti dal Consorzio di bonifica della Baraggia vercellese/biellese. Per quanto riguarda la produzione di riso appare soddisfacente anche se solo quando raccoglieremo in riso sapremmo la resa ad ettaro”. 

E il riso biologico, con la crescente siccità e gli effetti dei cambiamenti climatici, può rappresentare il futuro della risicoltura, perché permette di ridurre il consumo di acqua per la coltivazione. “Mi preme fare una precisazione importante per far capire il tema della siccità, perché è un tema e un problema che coinvolge soprattutto la risicoltura convenzionale o industriale, termini che si equivalgono, più che le nostre produzioni biologiche. Intanto nei campi di riso biologico produciamo a rotazione, un anno si e un anno no, alternando il riso con una leguminosa come i fagioli o la soia, piante che hanno il compito di riportare fertilità al terreno”.

Perché gli agricoltori convenzionali hanno accettato di cambiare metodi di coltivazione? “Perché la gestione delle acque in risaia comporta lavoro, conoscenza ed arte. Come spesso accade, però, semplificare i processi determina conseguenze imprevedibili”. E anche il boom dei costi energetici sta impattando di meno sulle attività del biodistretto rispetto alle attività industriali. “Nella produzione di riso i costi riguardano principalmente la fase di essiccazione. Noi, rispetto alle aziende convenzionali, soffriamo meno dell'aumento dei costi energetici proprio perché, producendo a rotazione, dobbiamo essiccare la metà del riso”.
 

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