Riuso e riciclo: la nuova proposta UE che non piace a tutti

di Andrea Begnini

01/12/2022


La Commissione UE lancia la rivoluzione del packaging e punta sul riuso e il vuoto a rendere per bottiglie di plastica e lattine in alluminio. L'obiettivo è ridurre i rifiuti di imballaggio del 15% pro-capite per ogni Paese entro il 2040. Ma Italia e Francia difendono le tecnologie e gli investimenti per il riciclo.

Secondo la proposta di regolamento UE, entro il 2030 il 20% delle vendite di bevande take-away dovrà essere servito in imballaggi riutilizzabili o usando i contenitori dei clienti, per arrivare all'80% nel 2040. Vietate le confezioni monouso all'interno di bar e ristoranti e i flaconcini negli hotel. Prevista una quota obbligatoria di contenuto riciclato nei nuovi imballaggi di plastica. 

I prodotti in plastica biodegradabile commercializzati in UE dovranno avere un'etichetta per mostrare quanto tempo impiegheranno a biodegradarsi, in quali circostanze e in quale ambiente. Gli imballaggi destinati al compostaggio industriale saranno consentiti solo per bustine di tè, cialde di caffè, adesivi per frutta e verdura e sacchetti di plastica molto leggeri. “Nessuno vuole mettere fine alle pratiche di riciclo che funzionano bene o mettere in pericolo gli investimenti sottostanti. So che in Italia moltissimo già è stato fatto sul riciclo, vogliamo ancora di più, non di meno, non c'è competizione tra i due approcci”. Lo ha detto il vicepresidente della Commissione UE, Frans Timmermans, parlando in italiano nel corso della presentazione della proposta sul packaging. “Non tutte le pratiche di riciclo funzionano veramente bene, ma il riutilizzo non è in competizione con il riciclo, abbiamo bisogno di entrambi gli strumenti, come di più impianti per il trattamento dei rifiuti”, ha detto. 

Sul regolamento sugli imballaggi, la Commissione UE “si posiziona sui binari giusti: il riciclo non basta, ma bisogna ridurre il consumo di plastica per fermare l'inquinamento, eliminando packaging superfluo, favorendo riuso e ricarica ed evitando il monouso”. Così Greenpeace Italia, con una serie di tweet. Il settore degli imballaggi è uno dei maggiori consumatori di materiali vergini: il 40% della plastica e il 50% della carta prodotte nell'UE vengono destinati a questo uso.  In assenza di azioni, l'Ue vedrebbe aumentare del 19% la produzione di rifiuti da imballaggio entro il 2030 e per i rifiuti da imballaggio in plastica l'aumento sarebbe di gran lunga maggiore. “Se non fermiamo questi trend - dice il commissario all'Ambiente Virginius Sinkevicius in conferenza stampa a Bruxelles - il volume della spazzatura in plastica potrebbe aumentare del 46% entro il 2030, quindi abbiamo chiaramente bisogno di un cambiamento sistemico. Le proposte di oggi puntano ad avere meno spreco e più valore nel settore degli imballaggi e nell'intera economia”.

Ma l'Italia e la Francia sono in prima fila a promettere battaglia al tavolo dei negoziati e l'ex numero uno di Confindustria, Antonio D'Amato, taccia la Commissione europea di populismo e demagogia. Nella giornata verde dell'UE, che ha lanciato anche un'etichetta di sostenibilità per le plastiche biodegradabili, le crepe tra Bruxelles e Roma si allargano anche al mercato delle emissioni Co2 (ETS), con il governo italiano che boccia l'accordo per inglobare il settore marittimo. Ma “se ridurre gli imballaggi significa eliminare i sacchetti per la frutta e la verdura sotto 1,5 kg”, argomenta il viceministro all'Ambiente Vannia Gava, “allora si vuole incentivare lo spreco alimentare. Se favorire il riciclo significa obbligare gli Stati a organizzare sistemi di deposito e ritiro, allora si vuole smantellare il sistema dei consorzi in Italia. Se la direttiva imballaggi non ha trovato la giusta applicazione in alcuni Paesi, non si capisce perché debbano essere puniti i Paesi più efficienti, i cui modelli di trattamento dei rifiuti sono delle best practices che andrebbero imitate”. 

Anche l'industria dell'imballaggio UE boccia il piano di Bruxelles per la riduzione dei rifiuti da imballaggio. “La proposta rischia di andare contro gli obiettivi del Green Deal, riportando indietro le lancette dell'orologio del riciclo e compromettendo la funzionalità degli imballaggi nel proteggere i prodotti e prevenire i rifiuti”, evidenzia l'organizzazione di categoria, Europen, che tra i suoi membri conta anche Ferrero.
 

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