Roma ha varato il Piano di Gestione del clima urbano, ma intanto continua a cementificare e tagliare alberi

di Giovanni Franchini

27/05/2025

Roma ha varato il Piano di Gestione del clima urbano, ma intanto continua a cementificare e tagliare alberi

L'ultima estate a Roma è stata particolarmente rovente, con temperature che spesso hanno superato i 35°C e con il mese di luglio che si è rivelato il più caldo della storia della città, con una media mensile di +28,51°C, il valore più alto registrato superando anche l'agosto del 2003 che si era fermato a +27,95°C.

Un altro record è quello citato dallo studio Corriere della Sera e IlMeteo.it con il record di 66 giorni di caldo afoso (sopra i 32 gradi per il mix di caldo e umidità), dei quali 36 di caldo africano con picchi percepiti a più di 40 gradi (a fronte dei 21 del 2023) e 79 notti tropicali quasi tutti i 3 mesi (con temperature minime mai sotto i 20 gradi). 

Le cause sono ormai note: si tratta delle cosiddette isole di calore urbano, causate da diversi fattori, tra cui la scarsa presenza di vegetazione, l'uso di materiali impermeabili come asfalto e cemento, le emissioni di calore da attività umane e la struttura urbana con edifici alti.

A Roma, nonostante la presenza di molti parchi storici, il calore urbano sta aumentando in modo allarmante. Secondo uno studio del CNR Roma è "un arcipelago di calore, con 'isole' a macchia di leopardo concentrate soprattutto nella zona a est del Tevere. 

La differenza di temperature tra un'area e l'altra a volte supera anche i 20 gradi. Si passa, ad esempio, dai 51,4 gradi della stazione Termini ai 32 del Parco della Vittoria. Anomalie termiche - isole calde e isole fresche - che riguardano il 15,5% della superficie complessiva della Capitale. 

Tra le zone più calde di Roma (hot-spot) figurano le stazioni ferroviarie (Tiburtina, Termini, Ostiense, Tuscolana) ma anche piazza San Pietro, nella città del Vaticano e l'area attorno a via Casilina. Nella Capitale il caldo segue la morfologia del terreno, l'asfalto e il cemento, le arterie stradali più importanti. 

Il termometro sale a causa del traffico, dell'impermeabilizzazione del suolo, nei grandi piazzali, nei depositi a cielo aperto. Trappole di afa sono poi i capannoni industriali e le grandi costruzioni, una sorta di 'canyon' che trattiene il calore, con escursioni termiche che possono superare i 20 gradi.
 

Il piano di gestione del clima del sindaco Gualtieri

Foto Enpa RomaFoto Enpa Roma

Per questo il sindaco Gualtieri ha varato nel gennaio scorso, la sua prima Strategia di Adattamento Climatico, oltre 400 pagine di un piano che mira a preparare la città agli impatti sempre più intensi del cambiamento climatico, prevedendo una serie di "interventi per aumentare la resilienza climatica della capitale". 

Sulle isole di calore, ad esempio il piano recepisce quelle che sono le migliori pratiche internazionali nella mitigazione del calore urbano: incremento del verde, l'adozione di materiali riflettenti, miglioramento del sistema di drenaggio urbano per prevenire allagamenti e danni alle infrastrutture. 

Senz'altro un ottimo piano. Se poi lo stesso Comune di Roma mostrasse di seguirlo. A giudicare dalla qualità degli interventi in essere, al contrario, quello che si vede è l'eterno riproporsi delle solite pratiche a cui la città è abituata. Il piano certo è stato appena varato, ma tracce di inversione di tendenza non se ne vedono.    

Le alberature per esempio stanno drasticamente diminuendo di numero, con tagli di alberi in tutti i quartieri, con la motivazione che sarebbero morti e a rischio caduta. Lo scorso inverno ne sono effettivamente caduti alcuni, a causa del forte vento. Nel dicembre 2024 una donna è morta a causa della caduta di un albero in un parco e l'anno prima un'altra donna è morta schiacciata da un albero caduto. Eventi che hanno spinto il Campidoglio, per evitare cause di risarcimento onerose, a procedere con un drastico taglio di alberature. 

Secondo i dati forniti dal Comune, nel periodo novembre 2021 - febbraio 2025, Roma Capitale ha abbattuto 13 mila alberi a fronte di nuove piantumazioni per 29.665 alberi giovani. 

Il saldo sembrerebbe positivo ma gli esperti dubitano sulla validità di queste azioni. In particolare secondo l'argonomo di fama internazionale Daniele Zanzi, la pratica di tagliare gli alberi nelle città "è un suicidio collettivo". 

"Abbattere gli alberi in città non ha alcun senso, né logico né scientifico. Oggi i sindaci, attirati dai soldi del PNRR dicono che per ogni albero abbattuto ne piantano dieci, ma una pianta adulta ha un valore nettamente superiore rispetto a un giovane albero. 

Per compensare il valore di un solo albero di 80 anni bisognerebbe mettere a dimora più di tremila nuove piante di circonferenza del tronco non inferiore a 14 cm. Comprendo il rischio sicurezza ma le statistiche dicono che le morti collegate direttamente alla caduta improvvisa di un albero sono 8 all'anno in tutta Italia. Inoltre il 70% delle cadute di alberi derivano da manutenzione non corretta e al'altro 30% dallo sradicamento intero della pianta per danni all'apparato radicale causati dall'uomo, ad esempio gli scavi per il rifacimento del manto stradale. Infine, dire che un albero 'è a fine vita' è ridicolo. Alcuni pini hanno tra 200 e 250 anni di vita. Il problema è che si sono stanziati soldi per piantare il nuovo ma neanche un euro in progetti per riqualificare l'esistente". 
 

Chi decide sul taglio delle alberature?

Taglio delle alberature a Roma. Proteste dei comitati di quartiereTaglio delle alberature a Roma. Proteste dei comitati di quartiere

Inoltre c'è da considerare chi è che decide quando un albero è malato e va abbattuto. A Roma la situazione non è molto trasparente.  

“Stiamo predisponendo un bando per assumere 18 agronomi – dicono al Campidoglio – perché ad oggi, nel servizio giardini, ne sono rimasti soltanto due”. E quindi le perizie dei 13 mila alberi tagliati e dei 120 mila potati, chi le ha eseguite? 

Professionisti che non sono in carico al servizio pubblico. “A decidere del patrimonio pubblico sono ditte che hanno all’interno agronomi e vivai – ha obiettato Jacopa Stinchelli, portavoce dei comitati di Villa Glori, villa Borghese e villa Ada che lottano contro i tagli delle alberature – ci chiediamo chi vigili su di loro".

Il rischio è il conflitto di interessi. All’indomani dei primi tagli di dieci aceri e sei platani in via Guido Reni al quartiere Flaminio la perizia agronomica è stata eseguita dai tecnici della ditta di appalto, dalla quale è emerso che gli alberi investigati sono in classe di propensione al cedimento D, dunque tale da far ritenere che il fattore di sicurezza naturale dell’albero fosse oramai esaurito. 

Ma la domanda è: ci si può fidare di chi è un dipendente di una ditta interessata ad aggiudicarsi i lavori di abbattimento?
 

L'impermeabilizzazione del terreno e il rischio alluvioni

Nuova fermata di autobus su Via TiburtinaNuova fermata di autobus su Via Tiburtina

L'altra grande questione, riguardo alle isole di calore è il cemento e l'asfalto, due grandi produttori di calore durante l'estate e responsabile anche delle alluvioni dato che non permettono l'assorbimento dell'acqua dal terreno durante le precipitazioni che quando sono intense causano le alluvioni. 

“Nella città metropolitana di Roma abitano 140mila persone a rischio alluvione e 24mila a rischio frana”: lo spiega all’AGI, Francesca Giordano, dell’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale). E il consumo di suolo è un altro fattore che impatta sul cambiamento climatico. Anche qui la Capitale svetta nelle classifiche. “Nell’ultimo anno il consumo di suolo è stato di oltre 105 ettari, pari a 150 campi di calcio”. La rete fognaria, “spesso, non è in grado di smaltire ed assorbire il quantitativo di pioggia” aggiunge l’esperta.

Il piano di Gestione climatica approntato dal comune recita: "con l'aumento delle precipitazioni intense, è fondamentale migliorare il sistema di drenaggio urbano per prevenire allagamenti e danni alle infrastrutture". 

E le azioni previste sono:
  • Sostituzione di materiali assorbenti con materiali riflettenti, o a basso assorbimento di calore, per edifici o pavimentazioni
  • Installazione di strutture ombreggianti nelle piazze.
  • Creazione di tetti o pareti verdi, o tetti freddi o tetti ventilati sugli edifici.
  • Sostituzione delle pavimentazioni artificiali con materiali drenanti o superfici naturali.

Inoltre la tecnologia ha già fornito diverse soluzioni per sostituire l'asfalto dalle strade o quanto meno dai marciapiedi con materiali più ecologici e meno impattanti dal punto di vista del calore. Nell’ottica di un cambiamento di paradigma, fondato sulla sostenibilità, si parla sempre più spesso di un netto passaggio dalle black roads (strade nere) alle green roads (strade verdi).

Una pavimentazione stradale si definisce a basso impatto ambientale quando rispetta i vari criteri legati alla sostenibilità  e possiede determinate caratteristiche come l'utilizzo di materiali riciclati o riciclabili, la riduzione delle emissioni di CO2, l'elevata durabilità e bassa manutenzione. 

Strade a basso impatto ambientale sono quelle fatte con asfalto PFU (Pneumatici Fuori Uso). In questo caso, i conglomerati sono composti, oltre che da aggregati e bitumi di primo impiego, da polverino di gomma proveniente da PFU (Pneumatici Fuori Uso).
 
Questi conglomerati sono prodotti e posti in opera a temperature più basse rispetto a quelle dei tradizionali conglomerati a caldo, utilizzando le tecnologie cosiddette “a tiepido” o “warm”. La riduzione delle temperature necessarie al confezionamento e alla posa in opera dei conglomerati bituminosi riduce l’impatto ambientale e le emissioni gassose in atmosfera.
 
L’uso di polimeri consente di migliorare le prestazioni delle pavimentazioni stradali, le caratteristiche di durata, oltre a ottenere benefici nell’attrito da rotolamento con i pneumatici. Ma soprattutto questa tecnologia genera asfalti a bassa emissione sonora.

Roma si è accorta di queste tecnologie? A quanto pare no.
 
Roma ha varato il Piano di Gestione del clima urbano, ma intanto continua a cementificare e tagliare alberi

In questo post su Facebook, il Presidente del IV municipio di Roma, nel quadrante est della capitale, uno dei più colpiti dal fenomeno delle isole di calore, presenta i "nuovi marciapiedi" nel quartiere Casal Bruciato. 

Intanto per cemento, cantieri e strade, secondo l'ISPRA: "Roma è in testa alla classifica per nuove edificazioni". Nel suo "Atlante 2025. Territori in trasformazione" l'istituto di ricerca rivela che Roma continua ad essere in testa per consumo di suolo: "Si tratta di 30.500 ettari complessivi – spiega Michele Munafò del Comitato scientifico di ISPRA -, dei quali il 27,68% è composto di edifici e fabbricati, il 21,82 da strade e il 39,34 da aree impermeabili, cioè quelle aree pavimentate e asfaltate, come piazzali di parcheggio, spazi di stoccaggio di fabbriche e centri commerciali, quelle aree che sono una caratteristica di Roma e spesso sono poco utilizzate". 

Le aree impermeabili non sono drenanti e quando piove c'è il rischio allagamenti. "Queste aree inoltre facilitano il calore d'estate che in città è già elevato e assorbono carbonio aumentato la Co2". 

Sempre nel rapporto si apprende che l’area urbana più occupata è il I Municipio, con circa il 75% di superfice occupata, a seguire ci sono il II Municipio con il 68%, il V con il 63% e il VII con il 53%. Le cause principali del consumo di suolo tra il 2006 e il 2023 sono state nell’ordine, i nuovi cantieri (660 ettari in più), le pavimentazioni (603 ettari), edifici (308 ettari) e strade (114 ettari). Tra gli esempi di occupazione massiva c’è il Quarticciolo dove è in corso la realizzazione di 13 ettari di aree commerciali e nuovi edifici residenziali e via Laurentina dove circa 12 ettari saranno occupati da un centro commerciale".

Insomma Roma si dota di piani all'avanguardia per la gestione del clima della città. Sarebbe fantastico se anche li mettesse in pratica, senza invece fare l'esatto contrario di quello che pianifica.