Dalla proposta di creare una “rete di connessioni”, nasce SEArculART, tema del prossimo Festival RiscArti che si terrà a Roma nell’ambito dei TEVEREDAY presso il floating hub dell’associazione Marevivo, dedicato alle varie prospettive del “SEA” (e in particolare del Mar Mediterraneo) nel periodo attuale, in cui i valori obiettivi E.S.G. – Ambientali, Sociali e di Governance – promossi dall’Agenda 2030 delle Nazioni Unite sembrano essersi spostati verso Energia, Sicurezza e Geopolitica (e relativi interessi geoeconomici), dando luogo a una serie di guerre, anche economiche, in una situazione globale di instabilità, aggravata dalla assenza di istituzioni (e diritto) internazionali che recuperino un normale svolgimento delle nostre vite.
Non sarebbe forse il caso di rifocalizzare la nostra attenzione sugli esseri umani, sull’ambiente, sulla natura e sulla cultura? Cerchiamo di farlo partendo dall’ACQUA e dal mare – SEA, passando per l’arte, la biologia, la botanica, fino alla dimensione sociale e naturale di tutti noi.
È fondamentale creare una vera e propria cultura dell’acqua e prendere in considerazione il tema dell’efficienza idrica alla medesima stregua dell’efficienza energetica, partendo dagli Obiettivi delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Sostenibile numero 6, rubricato “Garantire a tutti la disponibilità e la gestione sostenibile dell’acqua e delle strutture igienico-sanitarie” e numero 14, relativo alla vita sott’acqua e alla tutela degli oceani e delle risorse marine). La implementazione della Agenda 2030 è risaputamente in ritardo, considerando che mancano solo quattro anni al 2030, e l’unico modo per cercare di recuperare consiste nel creare una maggiore collaborazione tra Stati che, ove necessario, rinuncino anche solo parzialmente, alla loro sovranità in materia ambientale per definire policy e regolamenti trasversali, con il coinvolgimento e supporto del mondo accademico per tutto quanto concerne i temi di ricerca e sviluppo nonché formazione, e delle imprese che dovrebbero continuare a investire in innovazione e digitalizzazione, il tutto con il “giusto” utilizzo degli strumenti dell’intelligenza artificiale.
La novità di maggior rilievo a livello internazionale è l’entrata in vigore del Trattato sull’Alto Mare del 17 gennaio 2026, che auspicabilmente inaugura una nuova era di cooperazione tra gli ottanta Paesi aderenti in materia oceanica, con l’obiettivo principale di arrivare a proteggere almeno il 30% degli oceani entro il 2030 (essendo allo stato attuale tutelato solo l’1%). Si ricorda che l’alto mare ha avuto un ruolo fondamentale negli ultimi anni per l’assorbimento del 90% del calore in eccesso generato dalle emissioni del gas serra, nonché del 25% delle emissioni di anidride carbonica; è ovvio che in mancanza di tutela entrambe le capacità di assorbimento sono destinate a ridursi in tempi brevi.
Biodiversità, sicurezza alimentare, economia globale e stabilità climatica sono i principali obiettivi del Trattato, con disposizioni in materia di cooperazione scientifica, maggiore trasparenza, rafforzamento dei requisiti per ottenere la Valutazione di Impatto Ambientale in relazione alle attività marine (e.g. pesca, trasporto, posa cavi, estrazione risorse), con una più equa ripartizione dei benefici derivanti dalle risorse marine.
E in Italia? Il Trattato al momento non è stato ancora ratificato, nonostante i ripetuti solleciti di associazioni per l’ambiente e attivisti.
È fondamentale, come già detto, creare una cooperazione tra pubblico e privato, con ripartizione dei relativi rischi e responsabilità, ma soprattutto compiti per definire una vera e propria governance idrica (al momento quanto mai frammentaria), e diffondere la cultura del riuso e del riciclo anche al di fuori del circuito delle grandi multinazionali.
E a questo intende contribuire il progetto SEArculART, cercando di creare una cultura di economia circolare del mare a partire dall’arte, e in particolare RIscARTI, una piattaforma culturale dedicata al rapporto tra arte, sostenibilità ambientale, economia circolare e partecipazione pubblica. RIscARTI crea opere d’arte con materiali scartati, dando nuova dignità e funzione allo spreco, nobilitando ciò che apparentemente è esaurito. Attraverso l’arte e la pratica manuale, materiali e persone trovano un posto, un ruolo, pieno di narrazione e significato. Oltre alla regola delle quattro R della circolarità virtuosa e sostenibile, esiste la R di Riscarti, che in ogni senso è la quinta R.
RIscARTI XIII – SEArculART from waste to waves
www.riscarti.com
Marlene Scalise: direttrice artistica del festival RIscARTI con esperienza e formazione in valorizzazione dei beni culturali e management culturale
Edoardo Marcenaro: ex giurista d’impresa, oggi of counsel di diritto internazionale, racconta di arte e sostenibilità nella rubrica di InsideArt “artecipazione”