Si scrive "Upcycling", si pronuncia "moda sostenibile"

di Salvatore Amura

26/10/2021


Ogni anno la crescente domanda di capi di moda mette in grave rischio il nostro ecosistema naturale. Con quasi 60 miliardi di metri di tessuto nuovo che rimangono inutilizzati ogni anno, l’industria tessile presenta il conto salatissimo dello spreco e dello smaltimento dei rifiuti. Il modo in cui sino ad oggi abbiamo prodotto e consumato non può più essere sostenuto.
È partendo da questa idea che 4 ragazzi italiani, trapiantati a Parigi da vari anni, con un percorso formativo nel mondo digitale, hanno fondato REVIBE, un marketplace interamente dedicato alla moda upcycling.
 
Ho incontrato i fondatori di questa giovane startup, Ettore Carfagnini, Fabio Diroma, Elia Maino e Gabriele Barbieri. Abbiamo parlato di moda, della loro visione per il futuro e del problema della sovrapproduzione tessile.

Cos’è l’upcycling e come REVIBE pensa di poter risolvere il problema della sovrapproduzione tessile?
Nell’industria della moda l'upcycling è una tecnica di “rigenerazione” di prodotti  che normalmente sarebbe stato considerato un rifiuto. Il principio è quello di trasformare tessuti di seconda mano, stock di invenduto o scarti di produzione industriale in qualcosa di utile e con un valore superiore, riducendo al tempo stesso la sua impronta ecologica. Ad oggi, l'upcycling è il processo di produzione più sostenibile che si possa trovare nella moda ed è per noi LA soluzione al problema della sovrapproduzione tessile.
Diverse case di moda negli ultimi anni hanno iniziato a produrre collezioni upcycling. Penso a Balenciaga, a MiuMiu e a Maison Margiela per citarne solamente alcune. Ma ad oggi, la maggioranza di capi upcycled prodotti nel mondo proviene da piccoli designer emergenti che stanno tentando di farsi strada in questo settore con un’offerta originale e sostenibile. È proprio per dare voce alle collezioni di questi creatori “del domani” che nasce REVIBE.
REVIBE, infatti, riunisce in un’unica piattaforma e-commerce le creazioni upcycling dei migliori fashion designer indipendenti di tutta Europa, dando loro una vetrina che metta in risalto le loro collezioni uniche e originali prodotte partendo da rifiuti tessili. A quattro mesi dal lancio, REVIBE conta oggi più di 800 prodotti interamente upcycled e quasi 60 brand/designer da 7 paesi in Europa.

In quale contesto sociale e generazionale si inquadra questo fenomeno di consumo sostenibile, e perché, fra tutti i temi, pensiate sia importante parlare proprio di upcycling?
La Generazione Z è ad oggi in assoluto la più interessata alle tematiche della sostenibilità e del cambiamento climatico. È anche la fascia di età che, come accennavi, ha aderito maggiormente a manifestazioni come “Friday for Future”. I problemi ci sono e sono in ogni settore, ma all’interno dell’industria della moda sono proprio queste generazioni che stanno promuovendo il cambiamento. Le ricerche infatti sottolineano che il 90% dei GenZ intendono acquistare capi di seconda mano, e quasi l’80% dei consumatori tra i 18 e i 24 anni preferiscono acquistare da brand sostenibili. I consumatori sono pronti a cambiare i loro metodi di acquisto, ma sono ancora pochi i marchi in grado di soddisfare questa crescente domanda. Garantire un’adeguata accessibilità online alla moda sostenibile significa fornire una vera alternativa a questo pubblico. È per questo che abbiamo deciso di digitalizzare il settore dell’upcycling.
 

Sulla vostra piattaforma, oltre all’aspetto della rigenerazione dei rifiuti tessili, toccate spesso anche il tema della valorizzazione di giovani talenti che, in un futuro molto prossimo, potrebbero diventare designer di alto livello. Ci potete spiegare meglio questo aspetto?
I benefici dell’upcycling vanno ben oltre la sostenibilità ambientale. Sostenere questo mercato, infatti, significa sostenere anche piccoli artigiani e sarti emergenti, incoraggiando estro, innovazione e appunto “artigianato”. Vogliamo ridare una nuova vita, in un’ottica digitale, a quel rapporto con il sarto e con il capo su misura. Con l’obiettivo di dare opportunità a giovani designer, stiamo anche iniziando ad instaurare partnership di lungo periodo con varie scuole di moda per offrire loro una vetrina nella quale esprimere le loro capacità e potenzialmente iniziare la loro carriera nel mondo del fashion design.
 
Collegato all’aspetto dell’artigianato e della sartoria c’è anche il concetto di Pre-Ordine su cui voi avete puntato molto. Potreste spiegarci meglio di cosa si tratta e in che modo pensate possa essere importante per questo settore?
I prodotti categorizzati in "Pre-order" sono articoli disponibili all'acquisto ma non ancora pronti per essere spediti. Essendo fatti al momento dell’ordine, questi capi hanno la possibilità di essere fatti su misura e di essere personalizzati su richiesta. Attraverso questo metodo di produzione riusciamo a rispondere una volta per tutte al problema dei rifiuti generati dalla sovrapproduzione e dagli stock invenduti, riducendo al minimo l'inventario detenuto dai nostri marchi e eliminando completamente gli errori di taglia. Pre-ordinare significa produrre con zero rischi e, quindi, con zero sprechi.

Una domanda a questo punto è d’obbligo: come selezionate i vostri designer? Certificate in qualche modo la provenienza dei capi? E collegato a questo, come risolvete il tema della tracciatura della filiera?
Ad oggi, per entrare nella nostra piattaforma, chiediamo ai marchi e ai designer di prendere parte ad una “Certificazione Upcycling” di REVIBE, una certificazione redatta con l’aiuto dei nostri Advisors e vari esperti del settore. Tramite questa certificazione, l'obiettivo è quello di valutare in modo esaustivo e dettagliato se le marche soddisfano standard etici e responsabili a livello di tre principali assi: approvvigionamento dei materiali, processo di produzione e livello di inclusività nelle taglie e nella comunicazione tramite la diversità dei loro modelli.
Nei prossimi mesi l'obiettivo sarà quello di focalizzarsi anche sulla prima parte della filiera produttiva, appunto l'approvvigionamento dei materiali. In questo modo saremo in grado, non solo di fornire un servizio aggiuntivo ai nostri designer, ma doneremo anche completa visibilità e trasparenza al consumatore finale sull’origine dei capi acquistati.

Il team di REVIBE ha fatto emergere gli elementi chiave per far sì che la moda sia sostenibile non solo sotto il punto di vista ambientale, ma anche rigenerativa da un punto di vista sociale attraverso la promozione di giovani talenti. L’upcycling, non solo ci permette di abbassare la nostra impronta ecologica, ma anche di avere capi unici, originali, fatti a mano e di cui conosciamo la provenienza. Grazie alla preparazione di ragazzi giovani e appassionati del settore, non a caso italiani, un giorno questo nuovo modo di fare moda prenderà il suo posto nel mainstream.

Con quasi 60 miliardi di metri di tessuto nuovo che rimangono inutilizzati ogni anno, l'industria della moda presenta più che mai un enorme problema di rifiuti. È partendo da questa idea che quattro ragazzi italiani, trapiantati a Parigi, hanno fondato REVIBE, un marketplace per designer indipendenti interamente dedicato alla moda upcycling. Scopriamo insieme a loro questa soluzione alla sovrapproduzione tessile.
www.revibe-upcycling.com/
 

Tag:  economia circolare della modamoda sostenibileREVIBEupcycling

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