Solo il 29% delle aziende agricole europee è gestito da donne, motore della sostenibilità

di Andrea Begnini

21/11/2022

Solo il 29% delle aziende agricole europee è gestito da donne, motore della sostenibilità

Di tutte le aziende agricole europee, solo il 29% è gestito da donne. Un dato che in Italia arriva al 31,5%: il nostro Paese è, infatti, secondo gli ultimi dati Eurostat, al quarto posto in Europa, dopo i Paesi Baltici e la Romania. Eppure dal superamento del gender gap in agricoltura possono nascere nuove opportunità per una nuova agricoltura sostenibile.

Altri Paesi ad alto reddito come Germania, Danimarca, Paesi Bassi vedono meno del 10% delle aziende agricole gestite al femminile. I dati, tuttavia, nascondono una realtà difficile: l'82% delle donne che lavorano in agricoltura ha più di 50 anni, mentre nella stessa fascia d'età si colloca una percentuale appena minore di uomini, il 78,3%. Inoltre, i dati Istat ci mostrano che negli ultimi dieci anni si sono perse il 28% delle imprese agricole gestite da una donna e il 31% di quelle condotte da uomini. I territori che più hanno sofferto e pagato le spese di questo generale declino dell'agricoltura - asset di primaria importanza per la sicurezza nazionale come si è visto durante la pandemia e nella crisi di approvvigionamenti creata anche dal conflitto in Ucraina - sono quelli delle aree interne, i più lontani dai flussi economici e sociali. 

Ma le soluzioni ci sono. Si chiamano agroecologia, agricoltura di qualità, biologico, innovazione tecnologica legata ai territori e anche ai singoli campi. Processi non solo tecnici, ma anche e soprattutto sociali, in cui le donne possono essere delle vere e proprie protagoniste. “Donne, aree interne e agricoltura sostenibile hanno in comune la mancata rappresentazione della loro forza, delle loro qualità così come dei loro problemi e degli ostacoli che si frappongono alla loro valorizzazione. Oggi siamo nella condizione di poter cambiare questa situazione: c'è un forte impegno europeo nella chiusura del gender gap e nel rilancio dell'agricoltura come protagonista dell'economia e della transizione ecologica”. 

L'attività agricola produce oggi l'11% delle emissioni di gas serra: il percorso verso l'agroecologia, così come disegnato dalle Strategie Farm to Fork e Biodiversità, punta alla rinascita delle aree rurali interne, alla trasformazione dell'agricoltura in una attività di contrasto alla crisi climatica e di valorizzazione delle donne proprio come fattore della necessaria innovazione sociale. “I dati dimostrano che esiste una situazione di svantaggio delle donne in agricoltura, soprattutto in zone rurali remote”, esordisce la Commissaria Europea all'Eguaglianza Helena Dalli nel suo videomessaggio di apertura del convegno. “Nella UE solo il 30% della forza lavoro impiegata in agricoltura è costituito da donne. E sono molte meno, rispetto agli uomini, le donne che possiedono un terreno agricolo. Questo probabilmente perché le donne hanno meno accesso al credito rispetto agli uomini. Nell'Unione Europea, il divario occupazionale medio tra donne e uomini ammonta a oltre 12 punti percentuali e, cosa ancora più grave, il reddito medio femminile è molto inferiore a quello maschile. Questa situazione deve cambiare”. 

Secondo lo studio The professional status of rural women in the EU, commissionato dalla commissione sull'uguaglianza di genere dell'europarlamento (FEMM) nel 2019, si sta verificando un nuovo fenomeno in alcune regioni europee che vede donne ben istruite trasferirsi in campagna per svolgere le loro attività professionali. Hanno maggiore consapevolezza della disuguaglianza di genere, maggiore potere contrattuale. Dunque, ottengono migliore conciliazione tra lavoro e vita privata con i loro partner. Stanno costruendo nuove società rurali cambiando le norme sociali riguardanti le responsabilità familiari. L'Ocse stima che ridurre il gap di genere entro il 2030 potrebbe produrre un aumento del 12% nell'economia globale, e che una buona parte di questo passo in avanti si avrebbe in agricoltura. Infatti, se le donne avessero lo stesso accesso alle risorse produttive degli uomini, potrebbero aumentare i raccolti nelle loro aziende del 20-30% e aumentare di conseguenza la produzione agricola totale.