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Fondazione SOStain Sicilia rappresenta oggi uno dei progetti più ambiziosi e concreti nel panorama della sostenibilità vitivinicola italiana. Nata dalla volontà condivisa di produttori siciliani lungimiranti, questa realtà si pone come punto di riferimento per un nuovo modo di concepire la produzione vinicola coniugando eccellenza qualitativa, rispetto ambientale e responsabilità sociale.
SOStain non è semplicemente un marchio di certificazione, ma un movimento culturale che abbraccia una visione olistica della sostenibilità. La mission della Fondazione infatti promuove un approccio integrato che considera tre dimensioni inscindibili: la sostenibilità ambientale, con la riduzione dell'impronta carbonica e la tutela della biodiversità; quella sociale, attraverso la valorizzazione del capitale umano e del territorio; e quella economica, puntando sull'efficienza produttiva e sulla creazione di valore condiviso. L'obiettivo finale è trasformare la Sicilia in un laboratorio di innovazione sostenibile nel settore vitivinicolo, dimostrando che produrre vini di eccellenza e rispettare l'ecosistema è realmente possibile.
Il cuore operativo del progetto è un disciplinare rigoroso che stabilisce dieci requisiti minimi obbligatori e indicatori di sostenibilità misurabili. Questi requisiti coprono aspetti fondamentali come la gestione del suolo e della fertilità, l'uso razionale delle risorse idriche, il controllo fitosanitario eco-compatibile, l'efficienza energetica e la gestione dei rifiuti. Il tutto si articola in un percorso triennale di certificazione che comprende una fase iniziale di valutazione e pianificazione, seguita dall'adozione progressiva delle pratiche sostenibili, fino alla verifica da parte di enti terzi accreditati e al monitoraggio annuale degli indicatori.
Il Report Annuale: misurare per migliorare
Uno degli strumenti più potenti di SOStain è il suo Report di Sostenibilità annuale, che trasforma i principi in numeri e i buoni propositi in accountability concreta. Sul fronte ambientale, il documento monitora con rigore scientifico sia la carbon footprint che la water footprint di ciascun produttore aderente. Non si tratta di stime indicative, ma di misurazioni sistematiche che permettono di quantificare anno dopo anno la riduzione delle emissioni di CO₂ legate alle pratiche viticole, all'energia utilizzata in cantina, alla logistica e al packaging. Parallelamente, l'impronta idrica viene calcolata tenendo conto dell'intero ciclo produttivo, dalla vigna alla bottiglia, con particolare attenzione alla gestione dell'acqua in un territorio strutturalmente soggetto a stress idrico. I dati raccolti negli ultimi anni mostrano una traiettoria chiara: le aziende che adottano le pratiche SOStain riducono progressivamente il proprio impatto ambientale, con miglioramenti tangibili già nel primo triennio di certificazione.
Sul piano dei benefici sociali ed economici, il report documenta come la sostenibilità generi valore ben oltre i confini aziendali. Le imprese certificate registrano una maggiore attrattività per i lavoratori qualificati, migliori condizioni occupazionali e un più forte radicamento nelle comunità locali. Dal punto di vista economico, la certificazione SOStain si traduce in un vantaggio competitivo riconosciuto dal mercato: i produttori aderenti accedono a segmenti di consumatori sempre più consapevoli e disposti a riconoscere un premium price ai vini prodotti con criteri sostenibili certificati. Non meno importante è l'effetto aggregato sul territorio: la presenza di una rete coesa di produttori virtuosi rafforza l'immagine complessiva del vino siciliano sui mercati internazionali, generando un ritorno che va ben oltre il singolo marchio aziendale.
I progressi dei produttori costituiscono forse la sezione più eloquente del report. Le aziende aderenti, che oggi rappresentano alcune tra le realtà più significative dell'enologia siciliana, provengono da aree vitivinicole diverse dell'isola e coprono un'ampia gamma dimensionale, dalle piccole cantine familiari alle grandi cooperative. Ciò che le unisce non è solo la certificazione, ma una cultura condivisa del miglioramento continuo. Il report documenta caso per caso i progressi ottenuti, evidenziando le best practice più efficaci e stimolando un confronto virtuoso tra i membri. Questa condivisione si rivela uno dei fattori più potenti di accelerazione dell'innovazione sostenibile. Nel prossimo futuro, la Fondazione punta ad ampliare ulteriormente la platea dei produttori aderenti, a rafforzare l'integrazione con le politiche regionali di sviluppo rurale e a consolidare le proprie collaborazioni con università e centri di ricerca per sviluppare nuove soluzioni tecnologiche adattate alle specificità del territorio siciliano.
Un modello che guarda oltre i confini dell'isola
L'esperienza SOStain Sicilia sta dimostrando qualcosa di più profondo di una semplice certificazione di qualità: sta provando che l'economia circolare applicata al vino non è un'utopia accademica ma una realtà operativa, capace di generare benefici misurabili per l'ambiente, le comunità e il mercato. In un'epoca di sfide climatiche senza precedenti, questo modello traccia una strada che potrebbe e dovrebbe essere replicata in altre regioni italiane. La Sicilia, terra di grandi vini e di una biodiversità straordinaria, si candida così a diventare il laboratorio di sostenibilità dell'intero settore vitivinicolo nazionale.
I Produttori: Voci e Volti di una Rivoluzione Concreta
La rete conta oggi 44 aziende aderenti, per circa 23,6 milioni di bottiglie e 6.330 ettari di vigneti, una dimensione che trasforma il programma da esperimento di nicchia a sistema produttivo con un peso specifico reale nel panorama vitivinicolo nazionale.
Tasca d'Almerita è in molti sensi la casa madre di questa visione. L'azienda è stata tra i padri fondatori di SOStain, il primo programma di sostenibilità nel settore vitivinicolo in Italia, e i risultati accumulati in anni di lavoro sono eloquenti. Dal 2017 al 2024 ha prodotto oltre 6,4 milioni di kWh di energia pulita grazie al fotovoltaico, risparmiando quasi 2.800 tonnellate di CO₂, equivalenti alle emissioni assorbite da 14.000 alberi di arancio in dieci anni. Non meno significativa la scelta di rinunciare completamente al diserbo chimico in tutte le tenute, sostituito da pratiche meccaniche che rispettano il suolo e la microbiodiversità dei vigneti. Alberto Tasca, presidente della Fondazione e ottava generazione alla guida dell'azienda di famiglia, ha spinto questa filosofia fino a un gesto insolito quanto coraggioso: la pubblicazione di un "Report di Insostenibilità", il primo mai redatto da un'azienda del settore, in cui vengono dichiarate apertamente le pratiche impattanti ancora in uso, per le quali non è stata ancora trovata una soluzione alternativa economicamente sostenibile. Una trasparenza radicale che dice molto sulla maturità culturale del progetto.
Donnafugata porta nel programma una storia di impegno decennale. Nata nel 1983 dalla famiglia Rallo, con oltre 170 anni di esperienza complessiva nel vino siciliano, l'azienda vanta quattro tenute distribuite tra Contessa Entellina, Pantelleria, il versante nord dell'Etna e Vittoria, e considera la sostenibilità parte integrante del proprio DNA da oltre trent'anni. Donnafugata dimostra che l'adesione a SOStain non è per queste realtà un'operazione di marketing, ma il riconoscimento formale di una pratica già consolidata.
Diverso e altrettanto istruttivo è il caso di Colomba Bianca, che porta nel programma la voce delle grandi cooperative. Fondata nel 1970, riunisce oggi 2.480 soci conferitori con 1.800 ettari di vigneti, collocandosi tra i più grandi produttori di vino biologico d'Europa. La sua presenza in SOStain dimostra che la sostenibilità certificata non è un lusso riservato alle piccole cantine d'autore, ma un modello scalabile anche su realtà produttive di grandi dimensioni.
Perché SOStain conta per il mondo del vino
Il settore vitivinicolo globale è sotto pressione crescente su due fronti: i cambiamenti climatici che alterano in modo irreversibile le condizioni di coltivazione, la sostenibilità nutrizionale che sembra limitarne il consumo e una domanda di mercato sempre più orientata verso prodotti con una storia di responsabilità ambientale verificabile.
Uno dei requisiti qualificanti del programma riguarda il controllo del peso delle bottiglie di vetro, spesso responsabile di oltre il 50% delle emissioni collegate a una bottiglia di vino. La bottiglia SOStain pesa appena 410 grammi — contro una media italiana di 590 grammi per le bottiglie certificate VIVA — ed è ottenuta per il 90% da vetro riciclato raccolto interamente sul territorio siciliano. Fino al 2024 ne sono stati prodotti circa 10 milioni di esemplari, con un taglio delle emissioni di CO₂ pari a 3.552 tonnellate. Un dato che trasforma ogni bottiglia venduta in un atto concreto di economia circolare.
E poi c'è la dimensione sociale, spesso trascurata nei discorsi sulla sostenibilità vitivinicola. Con il progetto EduSOStain, la rete di produttori ha coinvolto 22 persone in condizione di vulnerabilità — tra cui persone con disabilità psichica in percorsi di riabilitazione e minori in difficoltà socio-economica — in un programma di formazione agricola condotto da tecnici e dipendenti di aziende come Tasca d'Almerita, Planeta, Donnafugata e Settesoli. La vigna come strumento di inclusione: un'idea semplice e potente, che riassume meglio di qualsiasi statistica il senso più autentico di questo progetto.
Come ha sottolineato Alberto Tasca, Presidente della Fondazione, la forza del progetto sta nel lavoro di squadra e nella condivisione di valori tra produttori che dimostrano come sia possibile generare un impatto positivo per l'ambiente, per la società e per l'economia del territorio, in un modello aperto e replicabile che può diventare un riferimento per altri territori in Italia e nel mondo.
Per maggiori informazioni:
www.fondazionesostainsicilia.it