Diego Parassole è un comico, un formatore, un autore, uno scrittore e un intellettuale. Ma soprattutto è un militante del linguaggio al servizio della comprensione dei paradossi del mondo.
"Quando qualche giorno fa mia figlia mi ha detto: Da grande, voglio fare il tuo lavoro. Ma tu, papà, esattamente che lavoro fai?, ho avuto un attimo di imbarazzo”. E su questo imbarazzo con Diego ci siamo trovati subito d’accordo. In fondo, noi che lavoriamo usando come unico strumento l’effimero competitivo della parola, scritta e detta, esattamente che lavoro facciamo?
L’ho perdonato quando mi ha fatto da coach per un esercizio di public speaking obbligandomi a parlare in piedi con una pallina da tennis sotto il piede (provateci anche voi e fatemi sapere). Ma soprattutto lo ringrazio per la cristallina verità che mette in tutto quello che fa. La sua comicità usa il paradigma della complessità per raccontare i paradossi e le contraddizioni che stiamo vivendo.
Quello che fa e il modo in cui lo fa non è semplice. Non prende mai scorciatoie. Sfida una famosa citazione di Edgar Morin: “La parola complessità esprime contemporaneamente la situazione contorta della cosa designata e l’imbarazzo di chi parla, la sua incertezza nel determinare, chiarire, definire, e, infine, la sua impossibilità a farlo”. Ma è poi lo stesso Morin che a un certo punto cita Alexis de Tocqueville, uno dei padri di quella che oggi chiamiamo democrazia, definita nel giusto rapporto tra uguaglianza e libertà individuale: “Un’idea semplice, ma falsa, avrà sempre più peso nel mondo di un’idea vera, ma complessa”.
Questa è la vera sfida del nostro tempo, falsità contro verità. Diego Parassole usa la comicità per dire la verità.