Standard normativi e modelli condivisi di Economia Circolare: ISO e UNI al lavoro

Redazione

22/07/2019

Il paradigma economico circolare, che mira a ridurre lo spreco e a trasformare e riutilizzare rifiuti e scarti di produzione, è stato individuato come l’unica soluzione possibile per non esaurire le risorse del pianeta e dare una risposta alla crisi climatica che stiamo vivendo, come sostiene anche il World Economic Forum. Manca però ancora una visione globale condivisa su come nel concreto un’organizzazione possa rendere virtuoso tutto il proprio ciclo produttivo, “chiudendolo” e rendendolo così sostenibile sul piano ambientale. Occorrono standard definiti e riconosciuti, e modelli economici di riferimento che qualsiasi organizzazione possa adottare per poter indirizzare con successo la radicale trasformazione dei processi produttivi che la circolarità richiede. E l’azione deve essere condotta su più livelli, nazionale e internazionale, tra loro coordinati.    
  
A livello internazionale, è stato recentemente creato il nuovo Comitato ISO sull'economia circolare - ISO / TC 323, Economia circolare . 
L'idea di questo Comitato ha preso avvio da un seminario organizzato da AFNOR, il membro francese di ISO, in cui i leader aziendali di diversi settori produttivi hanno espresso con urgenza la necessità di passare da un modello economico lineare a uno circolare. Ne è derivata l’elaborazione di uno standard francese, denominato XP X30-991 - Economia circolare - Sistema di gestione del progetto dell'economia circolare - Requisiti e linee guida, che è stato pubblicato nel 2018 e accolto con grande favore da tutti i soggetti interessati. 
Da qui la proposta di un Comitato ISO ad hoc, sotto la presidenza francese di Catherine Chevauche, in carica fino al 2022.

“Senza dubbio molte organizzazioni fanno la loro parte in termini di riciclo o di approvvigionamenti a corta filiera, ma siamo ancora ben lontani da una economia che possa realmente dirsi circolare – ha dichiarato Chevauche –. Per avere un nuovo modello economico, deve affermarsi un nuovo modello di business. Quello che è mancato sinora è un’autentica visione globale di ciò che una economia circolare può essere realmente e, di conseguenza, un modello di riferimento che qualsiasi organizzazione possa adottare”.

"I membri del Comitato concordano sul fatto che è necessario agire subito per sviluppare gli standard in questo settore nel più breve tempo possibile – ha concluso –. E questo è particolarmente vero nei paesi in via di sviluppo, che hanno sopportato l'impatto del benessere e le disparità di sprechi nel mondo sviluppato". 

I primi incontri plenari del Comitato, di cui al momento fanno parte rappresentanti di 65 paesi membri, si sono tenuti in Francia nel maggio scorso.

Dal punto di vista operativo, i lavori sono stati organizzati in quattro gruppi:
-    AHG 1, guidato dalla Francia, sarà incaricato di delineare i principi fondamentali, il quadro di riferimento e la terminologia, in un secondo momento sarà affrontata la questione dello sviluppo o meno di uno standard di sistema di gestione (prendendo a modello lo standard di AFNOR XP X30-991, già citato);  
-    AHG 2, coordinato dal Regno Unito, tratterà il modello di business e i metodi per attuare l'economia circolare. (prendendo a modello lo standard BSI 8001); 
-    AHG 3, coordinato dai Paesi Bassi, svilupperà un metodo generico per la misurazione e la valutazione della circolarità come indicatore di un progetto di economia circolare. 
-    AHG 4, coordinato sempre dalla Francia, avrà lo scopo di sviluppare due relazioni tecniche con studi di casi che saranno richiesti a distanza dai membri del comitato. Ciò comporterà la stesura di due documenti TR (Technical Reports), uno avrà come focus “Prestazioni e funzionalità”, il secondo “Territorialità”. 

Anche l’Italia si sta attrezzando per partecipare in modo attivo a questi tavoli di lavoro, a partire dal fatto che il nostro Paese vanta il primato per il più alto indice di circolarità in Europa. Nell’aprile scorso è stata costituita la Commissione UNI/CT 057 “Economia circolare”, per la definizione di standard e parametri di valutazione. Seguire i lavori internazionali in materia, portando ai tavoli dell’ISO/TC 323 “Circular economy” il contributo italiano, e allo stesso tempo sviluppare specifiche iniziative nazionali sono i primi obiettivi della Commissione UNI, in attesa della prossima elezione del proprio presidente. 

Del neo-costituito organo tecnico nazionale fanno già parte le realtà più varie: organizzazioni pubbliche, aziende private, associazioni di categoria, istituzioni, liberi professionisti, sindacati, enti di ricerca, ONG. E tutte manifestano un profondo interesse per i temi dell’Economia Circolare, individuata come un’importante volano di sviluppo dell’intero tessuto produttivo del Paese e per la crescita della sua competitività a livello internazionale.

La Commissione UNI si riunirà nuovamente all’inizio dell’autunno, per entrare nella sua fase più schiettamente operativa, guardando ai quattro gruppi di lavoro del Comitato ISO.   
 
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