Stati generali della Green Economy: proposte concrete per un Green New Deal

di Claudia Ceccarelli

05/11/2019

200 miliardi di euro di nuovi investimenti e oltre 800 mila posti di lavoro. Questi i dati di previsione che emergono dagli Stati generali della Green economy in corso a Ecomondo. Ma esistono delle criticità, come evidenzia la Relazione sullo Stato della Green Economy presentata oggi: le emissioni di gas serra non sono diminuite negli ultimi 5 anni; i consumi di energia sono tornati a crescere, ma non il ricorso alle fonti  rinnovabili, che si è quasi fermato negli ultimi 5 anni (solo la produzione di biometano è triplicata); l’Italia è il paese europeo con il più alto tasso di auto per abitante (644 per 1.000 abitanti), mentre la mobilità pubblica è fatta soprattutto di mezzi vecchi alimentati a diesel; nell’insieme il tasso di circolarità del Paese è peggiorato, con l’Italia che si classifica al terzo posto dopo Francia e Regno Unito, anche se prima della Germania.

Eppure, come spiega Edo Ronchi, del Consiglio Nazionale della Green Economy, che organizza l’iniziativa, “nulla ha potenzialità di sviluppo comparabili con quelle della Green Economy che se adeguatamente promosse ed estese, potranno trascinare investimenti e nuova occupazione”. 
Un Green New Deal nel giro di pochi anni potrebbe costituire per il nostro Paese un importante motore di sviluppo. Si tratta di investimenti in settori durevoli e di posti di lavoro sicuri perché creati nella prospettiva di una politica industriale che affronta la crisi climatica in corso. 

Per un Paese che si trova in queste ore a fare i conti con la dolorosa e drammatica questione dell’Ilva di Taranto, delineare le politiche e le azioni necessarie per un Green New Deal rappresenta la certezza che alternative concrete esistono. Uno sguardo su un futuro in cui occupazione, tutela dell’ambiente, promozione della qualità e difesa della dignità dei lavoratori possono diventare decisivi fattori di competizione e di sviluppo. 

Gli Stati generali della Green economy, giunti alla loro ottava edizione, sono dedicati a questo: formulare idee e proposte per sostenere, dare forza e concretezza ad una svolta radicale che è economica e politica insieme. Un così vasto cambiamento del paradigma produttivo richiede infatti un programma di interventi almeno decennale, un programma che si dispieghi contemporaneamente  in diverse azioni: l’individuazione dei settori strategici della green economy; la destinazione di consistenti risorse finanziarie; un piano di riforme ad hoc della fiscalità che passino per l’introduzione di una carbon tax con cui finanziare il taglio del cuneo fiscale per la riduzione del costo del lavoro.

“Il Green New Deal è una svolta storica – ha sottolineato Edo Ronchi – che richiede la definizione di obiettivi strategici, un dibattito partecipato e un programma decennale al 2030 necessario sia per affrontare la crisi climatica sia per rilanciare la green economy e farla diventare la forza trainante del rilancio dell’Italia. La Legge di Bilancio 2020 contiene novità positive per il Green New Deal come i fondi per la decarbonizzazione dell’economia, l’economia circolare, l’adattamento e la mitigazione climatica e le prime disposizioni di revisione dei sussidi dannosi per l’ambiente, ma per realizzarlo non basta certo una sola legge di bilancio, ma una strategia a lungo termine”.

Soprattutto deve essere ben chiaro che l’azione contro i mutamenti climatici, oltre ad essere una opportunità, è anche una necessità non più rinviabile se studi ed analisi fin qui condotti hanno evidenziato che i danni della crisi ambientale in corso solo in Italia hanno pesato con 20000 decessi e circa 65 miliardi di euro di danni tra il 1980 e il 2017. 

“Le nostre emissioni di gas serra, dopo un periodo di calo, negli ultimi anni non stanno più diminuendo – è l’allarme lanciato da Ronchi –. Nel 2018 sono state pari a 426 milioni di tonnellate equivalenti di CO2, le stesse del 2014”. 

Sono otto gli obiettivi strategici che da qui al 2030 possono dare concretezza e attualità al Green New Deal per la sfida climatica:  
1.    L’aumento dell’impegno di riduzione dei gas serra del Piano Energia e Clima dal 37% al 50%, secondo il più recente orientamento del Parlamento europeo;
2.    La transizione ad un’energia efficiente e rinnovabile, attraverso una più incisiva riqualificazione energetica del patrimonio edilizio, il raddoppio del contributo delle pompe di calore, l’aumento di geotermia, solare termico e biomasse; 
3.    La transizione efficiente a un’economia circolare con il recepimento rapido ed efficace delle Direttive europee, dando seguito allo sblocco dell’end of waste, incentivando il riciclo e il mercato dei prodotti;
4.    La rigenerazione urbana secondo il modello delle green city, attraverso un programma pluriennale, che consenta di non consumare più suolo nel nostro Paese;
5.    La tutela del capitale naturale e lo sviluppo dell’agricoltura di qualità utilizzando la nuova Politica Agricola Comune (PAC), che impegna circa il 39% delle risorse europee;
6.    La decarbonizzazione dei trasporti riducendo le auto in città con investimenti nel servizio pubblico, costruendo15.000 chilometri di nuove corsie preferenziali e piste ciclabili e incrementando la sharing mobility;
7.    Investimenti e impegno maggiori per la formazione, la ricerca, l’innovazione e la digitalizzazione orientate alla green economy, con l’aumento graduale delle risorse che l’Italia destina all’eco-ricerca e sviluppo dagli attuali 8,7 euro per abitante ai 25 della Germania;
8.    Una riforma fiscale che sposti il prelievo dal lavoro ai gas serra, con l’introduzione di una carbon tax i cui proventi servano per investimenti green e un forte taglio del cuneo fiscale. 

Gli Stati Generali della Green Economy 2019 si concludono domani 6 novembre con la sessione plenaria internazionale, dedicata a “Clima e Green New Deal: un patto tra imprese e governi”.
Anche le quattro sessioni tematiche di approfondimento e di consultazione in programma saranno tutte dedicate alla realizzazione di un Green New Deal nei diversi settori della economia circolare, della rigenerazione urbana, dell’agricoltura sostenibile e della mobilità elettrica, verde e condivisa.
 
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