#SustainabilityInLaw / Tassonomia ambientale: come farne buon uso.

di Elisa Geraci

15/12/2023

#SustainabilityInLaw / Tassonomia ambientale: come farne buon uso.

Proviamo ad addentrarci nella Tassonomia ambientale, per comprenderne i contenuti e capire come usarla.

La Tassonomia si applica ai policymakers, alle società che offrono strumenti di investimento sui mercati e a tutte le organizzazioni obbligate alla rendicontazione di sostenibilità ai sensi della direttiva UE 2022/2464 del 22 dicembre 2022 (CSRD) entrata in vigore a gennaio 2023. Secondo le prime stime della Commissione europea, riguarda circa il 40% delle imprese europee quotate in borsa attive in settori che sono responsabili di quasi l'80% delle emissioni dirette di gas serra nella regione EU.

Introduce parametri di prestazione standard e univoci per classificare attività e investimenti che contribuiscono alla mitigazione dei cambiamenti climatici, per classificare attività e investimenti che contribuiscono all'adattamento, e per definire i contenuti degli investimenti in queste attività.

Stabilisce 6 obiettivi ai quali queste attività devono contribuire: la mitigazione e l’adattamento al climate change; l’uso sostenibile e la protezione delle acque e delle risorse marine; la transizione verso l'economia circolare; la prevenzione e riduzione dell'inquinamento; e, infine, la protezione e il ripristino della biodiversità e degli ecosistemi.

Indica 5 condizioni che devono essere rispettate dall’attività economica perché possa definirsi taxonomy compliant e cioè eco-sostenibile: contribuire in modo sostanziale al raggiungimento di uno o più obiettivi dei 6 obiettivi e, al contempo, non arrecare alcun danno significativo a nessuno degli altri obiettivi (Do No Significant Harm – DNSH); adottare le cd. attività abilitanti – e cioè non comportare dipendenza da attivi che compromettono a lungo termine gli obiettivi ambientali; apportare un impatto positivo significativo per l’ambiente; garantire la salvaguardia dei diritti umani – e cioè i principi di CSR dettati dalle linee guida OCSE, i principi guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani, i principi e i diritti stabiliti dalle otto convenzioni internazionali fondamentali in tema di diritti umani; e, infine, rispettare i criteri di vaglio tecnico specifici fissati per ciascuna attività produttiva inclusa nell’elenco tassonomico (il cd. Taxonomy Compass).

Le attività incluse, a oggi, nella nomenclatura sono: arte, creatività e intrattenimento (inclusi musei, librerie, cinema e eventi musicali); edilizia; istruzione; energia; protezione delle acque; assicurazione dei rischi climatici e riassicurazione; riforestazione, conservazione e gestione delle foreste, riabilitazione delle foreste; attività di residenza di cura e salute; IT e programmazione digitale; attività produttive di: alluminio, ammonio anidro, batterie, carbone nero, cemento, cloro, apparecchiature di efficientamento energetico per edifici, idrogeno, ferro e acciaio, tecnologie di trasporto a basse emissioni, acido nitrico, componenti chimici base biologici, altre tecnologie a basse emissioni, plastica in forma primaria, tecnologie per le energie rinnovabili, ceneri di soda; attività di consulenza, professionali e tecniche in: ricerche di mercato, innovazione e sviluppo, progettazione e consulenza per l’adattamento climatico, consulenza per la performance energetica degli edifici, ricerca, innovazione e sviluppo su sistemi di cattura della CO2 (o pozzi di carbonio); i trasporti; e, infine, le attività del settore idrico.

Come abbiamo già detto, questo elenco è un elenco aperto, nel quale compaiono le attività economiche che sono state prioritizzate dal Technical Expert Group e che sono state ritenute più rilevanti, ma è prevista la progressiva estensione della Tassonomia fino al suo sviluppo completo o quasi. 

Tutte le imprese che investono in queste attività, o che le svolgono, dovranno rendere pubbliche una serie di informazioni, all’interno della documentazione di rendicontazione di sostenibilità.

Per quanto riguarda gli investitori istituzionali che investono, o che offrono sul mercato prodotti di investimento, in queste attività, dovranno rendere pubbliche numerose informazioni. Ad esempio, indicare l’obiettivo, o gli obiettivi, ambientali della Tassonomia cui contribuisce l’investimento e spiegare come e in che misura gli investimenti si riferiscano ad attività economiche considerate ecosostenibili ai sensi della Tassonomia.

Per quanto riguarda le organizzazioni che svolgono le attività tassonomiche, dovranno anche indicare la quota del loro fatturato proveniente da prodotti o servizi che rientrano nella Tassonomia, la quota delle loro spese in conto capitale e la quota delle spese operative relativa ad attivi o processi associati ad attività economiche considerate ecosostenibili ai sensi della Tassonomia.

Questi obblighi di disclosure sono entrati in gioco a partire dal 1° gennaio 2022 e continueranno ad espandersi via via, per gradi, fino al primo gennaio 2026.

La Tassonomia ci offre dati scientifici per categorizzare i business rigenerativi, ma vale anche – e credo – soprattutto come strumento inverso, per progettare la trasformazione in chiave sostenibile di intere aziende, o filiere, o distretti produttivi.

Mai come ora il cambiamento è stato un’opportunità in termini così concreti.