L’abbandono delle terre da una parte, e la difficoltà di accesso alle stesse dall’altra. Un paradosso. Uno dei tanti del nostro tempo. Specularmente, il tema dei Prati Stabili (Italia Circolare ha sottoscritto il manifesto lanciato a Cheese da Carlo Petrini) che, tra spopolamento dei territori interni e industrializzazione delle pianure, stanno drasticamente riducendosi. I Prati Stabili sono sostenibilità, benessere nutrizionale per l’uomo e gli animali, cura e tutela del paesaggio,
Problemi interconnessi, che si richiamano circolarmente. La tutela e la valorizzazione dei pascoli necessitano di politiche attive per il contrasto all’abbandono dei terreni così come la riattivazione dei Prati Stabili non può prescindere da progettualità che rendano accessibili le terre dismesse.
Filiera Futura, l’associazione che lavora in tutta Italia per innovare il settore agroalimentare, promuovere progetti condivisi e valorizzare i prodotti di qualità Made in Italy, ha avviato in collaborazione con l’Università degli Studi di Scienze Gastronomiche di Pollenzo uno studio nazionale riguardo il recupero e la valorizzazione delle terre incolte e abbandonate e le modalità per metterle a disposizione dei giovani che vogliono lavorare in agricoltura. Un progetto che, oltre a offrire uno sguardo sistemico sulla complessità del tema, fa emergere anche molte buone pratiche e storie che possono essere un modello di recupero rigenerativo della terra.
Da soli si va veloci, uniti si va lontano.
L’UNCEM (Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani) promuove, nelle parole del suo Presidente Marco Bussone, la via della collaborazione attiva. Il rilancio delle aree interne sarà possibile soltanto facendo rete, costituendo comunità sinergiche che cooperino assieme. Non a caso, durante il discorso tenuto per celebrare il settantesimo anniversario dell’associazione, Bussone afferma che «le più grandi innovazioni di questi nostri settant’anni […] sono state appunto strategia delle green communities, comunità energetiche, associazioni fondiarie, cooperative di comunità. Insieme, prima di tutto».
Per farlo al meglio, però, bisogna comprendere la montagna, senza cedere all’incanto della wilderness, l’idea secondo cui il ripristino delle terre abbandonate debba prescindere dall’azione umana e assecondare il proprio “naturale” inselvatichimento. Mito naïf che ignora il ruolo cruciale dell’uomo nella cura, rispettosa e consapevole, anche delle zone boschive, affinché si favorisca la biodiversità e la costituzione di un delicato equilibrio silvo-agro-pastorale che dia nuova linfa ai territori.
Partecipazione, condivisione e valorizzazione del paesaggio rurale con Let Eat Bi
A incarnare appieno lo spirito comunitario auspicato dall’UNCEM c’è Let Eat Bi, progetto guidato da Armona Pistoletto, figlia del noto artista biellese. Retto da un capillare partenariato tra associazioni, cooperative, imprese sociali e comunità territoriali, Let Eat Bi nasce dalla volontà di coniugare coltura, cultura e convivialità, prestando particolare attenzione all’inclusione sociale e basandosi su di un forte legame con il territorio.
Tra le tante iniziative, spicca senz’altro Terre AbbanDonate. Obiettivo è quello di recuperare i terreni incolti del biellese riportandoli alla loro originaria vocazione agricola. Mettendo a servizio della collettività un catasto dei terreni dismessi disponibili, e un’anagrafe dei coltivatori interessati, Let Eat Bi promuove e favorisce l’interazione tra le parti, così da contrastare il degrado paesaggistico-ambientale e creare nuove sinergie tra comunità locali e territorio inteso quale luogo dell’identità.
Intento ultimo è quello di rendere il biellese un banco di prova, luogo di sperimentazione in cui attuare un modello di buone pratiche volte alla partecipazione attiva e alla tutela del patrimonio rurale, esportabile su tutto il territorio nazionale.
L’oasi naturalistica di Massarosa rinata grazie al marketing territoriale
Il modello reticolare sembra davvero vincente. A Massarosa, in provincia di Lucca, un intelligente progetto di marketing territoriale ha rilanciato un’area quasi dimenticata, bistrattata rispetto ad altre aree versiliesi più in voga. La Via delle Erbe e dei Fiori, percorso sensoriale ed enogastronomico alla scoperta delle eccellenze locali, attraversa i punti di maggior interesse storico-culturale, naturalistico e paesaggistico di tutta l’area, promuovendo un turismo lento e consapevole.
Grazie al tracciamento di itinerari ciclopedonali, la ricostituzione di un’oasi naturalistica e il coinvolgimento di ristoratori, aziende agricole e artigiani locali, la zona del massarosese è diventata un microcosmo vivo e ricco di biodiversità, in grado di coniugare recupero di terreni abbandonati, tutela ambientale e promozione del turismo di prossimità.
Lungo il percorso, si trova il Giardino delle Farfalle, autentico “paradiso degli impollinatori” che dimostra l’importanza ecologica della cura dei territori. Perfetto esempio di integrazione tra paesaggio naturale e antropizzazione, in cui non c’è spazio per le favole della wilderness.