L'Italia che cambia e quella che resiste. Il Rapporto ASviS Primavera 2026

di Redazione

08/05/2026

L'Italia che cambia e quella che resiste. Il Rapporto ASviS Primavera 2026
Il Rapporto di Primavera 2026 dell'ASviS fotografa un'Italia in ritardo sugli Obiettivi dell'Agenda 2030, stretta tra instabilità geopolitica e opportunità di transizione. Famiglie, imprese e finanza credono nella sostenibilità, ma le politiche pubbliche restano frammentarie. Una sfida di competitività economica e di coesione sociale ben oltre la questione ambientale.

A livello globale, Il 2025 e l'inizio del 2026 hanno consegnato all'umanità uno scenario geopolitico tra i più complessi degli ultimi decenni. Le operazioni militari contro l'Iran hanno scosso l'intera regione mediorientale, aggravando le incertezze sull'approvvigionamento energetico e innescando effetti a cascata su materie prime e crescita economica. L'amministrazione Trump ha ritirato formalmente gli Stati Uniti dall'Agenda 2030 e smantellato incentivi alle rinnovabili, mentre a livello europeo si moltiplicano i tentativi di ridimensionare il Green Deal.

Eppure, proprio di fronte a questi attacchi, emergono segnali di reazione. Cresce la consapevolezza che la crisi energetica debba spingere ad accelerare la transizione, anche tra chi l'aveva ostacolata. Dal palco di Davos, il premier canadese Mark Carney ha invitato le potenze medie — Italia inclusa — a costruire un "realismo basato sui valori": diritti umani, sviluppo sostenibile, sovranità. Imprese di tutto il mondo continuano a orientarsi verso la transizione energetica. Il futuro, insomma, non è scritto.

Sul piano ambientale i dati restano allarmanti: nel 2024 la concentrazione atmosferica di CO₂ ha raggiunto il livello più alto degli ultimi due milioni di anni, il contenuto di calore degli oceani ha toccato nel 2025 un nuovo record assoluto, e il Rapporto Global Water Bankruptcy parla apertamente di "bancarotta idrica globale" in molte aree del pianeta. Il costo dell'inazione non è più differibile.

L'Italia che resiste al cambiamento. Politiche frammentarie e obiettivi a rischio

Sul fronte nazionale il quadro è deludente. Le simulazioni del Rapporto mostrano che l'Italia rischia di mancare gran parte degli SDGs entro il 2030. Le norme approvate nell'ultimo triennio hanno rallentato il processo di decarbonizzazione invece di accelerarlo, e gli strumenti previsti dalla Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile del 2022 non sono mai stati attivati.

La Legge di Bilancio 2026 contiene misure apprezzabili ma insufficienti. Sul fronte della povertà, la riforma dell'Assegno di Inclusione dimezza l'importo della prima mensilità del rinnovo, penalizzando 350-400 mila nuclei familiari. Sul lavoro manca una visione strategica che connetta politiche occupazionali e modello di sviluppo sostenibile. Le misure sulla parità di genere restano incentivi puntuali senza strategia organica; quelle per la crisi idrica non incidono in modo strutturale. Sul ripristino degli ecosistemi, le norme non prevedono alcuna allocazione finanziaria, rendendo lettera morta il Regolamento europeo sul Ripristino della Natura.

Tra le notizie positive spicca l'approvazione della Legge 167/2025, che introduce la Valutazione d'Impatto Generazionale e di Genere delle leggi — strumento potenzialmente trasformativo. E le simulazioni mostrano che riforme e investimenti ben coordinati in decarbonizzazione e innovazione potrebbero produrre effetti rilevanti sul benessere entro il 2050. La strada è stretta, ma non è ancora chiusa.

L'Italia che cambia. Famiglie, imprese e finanza scelgono la sostenibilità

Mentre le politiche arrancano, la società italiana manda segnali incoraggianti. Secondo l'indagine Ipsos per l'ASviS, il 90% degli studenti e delle famiglie e l'85% della business community considera l'Agenda 2030 importante o molto importante. Il 71% degli intervistati è disposto a rivedere il proprio stile di vita in senso più sostenibile.

Le imprese confermano la direzione con i numeri. I dati Istat mostrano che le manifatturiere con alto profilo di sostenibilità hanno registrato un valore aggiunto superiore del 16,7% rispetto a quelle con basso profilo. L'Istituto Tagliacarne rileva che tra il 2017 e il 2024 i ricavi delle imprese High-ESG sono cresciuti del 65% contro il 55% delle Low-ESG; l'occupazione del 40% contro il 28%. Il 42% delle imprese High-ESG prevede un aumento del fatturato nel 2026, quota doppia rispetto al 21% delle Low-ESG.

Anche la finanza sostenibile avanza: in Italia gli enti previdenziali con investimenti sostenibili sono passati da 79 nel 2024 a 95 nel 2025; il 99,7% delle imprese assicurative ha integrato i criteri ESG nelle proprie politiche di investimento. A livello globale, secondo Morningstar, nel 2025 il patrimonio dei fondi sostenibili ha superato i 3.900 miliardi di dollari, cresciuto di oltre sei volte dal 2018. La sostenibilità conviene: non è un'ideologia, ma una strategia economica vincente. Ora tocca alla politica fare la sua parte.