#trashendenze – A 35 anni dalla caduta del Muro di Berlino, quella scelta consensuale tra cemento armato e ideologia, i muri stanno tutti bene

di Andrea Begnini

04/11/2024

#trashendenze – A 35 anni dalla caduta del Muro di Berlino, quella scelta consensuale tra cemento armato e ideologia, i muri stanno tutti bene

Alzare e abbattere i muri rappresentano tra le più potenti metafore da che storia è storia. E il muro dei muri, assieme forse a quello del Pianto a Gerusalemme, alla muraglia cinese e al muro/vallo di Adriano che segnava il confine settentrionale dell’Impero Romano in Britannia, è senz’altro il Muro di Berlino. Dal 13 agosto 1961 alla sua caduta il 9 novembre 1989 furono più di 100mila i cittadini della RDT che cercarono di fuggire oltrepassando il confine tra le due Germanie, una parte dei quali, nello specifico, lungo il Muro di Berlino. Un concetto, quello del muro, espresso anche in The Wall dei Pink Floyd, che diventa, a seconda dei punti di vista, protezione o limite. Contenimento e regola o impedimento e contrapposizione. Un concetto con il quale ci troviamo ancora oggi a fare i conti in tanti aspetti dell’attualità, dai fenomeni migratori ai limiti da porre o non porre al web o all’IA. Ma i muri sono tutti uguali o ci sono muri e muri a secondo da che parte del muro si sia collocati?

Un po’ di storia, dai, avrai studiato.

IA
La caduta del Muro di Berlino è il risultato di una serie di eventi e trasformazioni storiche che, nel corso di decenni, hanno lentamente allentato il serrato controllo dell’Unione Sovietica sull’Europa orientale, fino a spezzare definitivamente la divisione tra Est e Ovest. Tutto ha inizio alla fine della Seconda Guerra Mondiale, nel 1945, quando la Germania, sconfitta, viene divisa in quattro zone di occupazione assegnate a Stati Uniti, Regno Unito, Francia e Unione Sovietica. Berlino, sebbene situata interamente nella zona sovietica, è a sua volta divisa in quattro settori, diventando ben presto il simbolo delle tensioni tra le superpotenze.

Poi nel ’49.
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Nascono la Repubblica Federale di Germania a Ovest e la Repubblica Democratica Tedesca a Est. Berlino Ovest, isolata all'interno del blocco orientale, diventa una finestra sul mondo democratico, ma anche una via di fuga per molti cittadini della Germania Est in cerca di libertà. La tensione cresce, fino a culminare nel 1961 con l’erezione del Muro di Berlino: un’imponente barriera di cemento e filo spinato che separa famiglie, amici, sogni. Il Muro, lungo oltre 140 chilometri, rappresenta non solo la separazione tra due sistemi politici ed economici opposti, ma un vero e proprio confine ideologico.

Quanto era alto, quanto tempo c'è voluto per realizzarlo e quanti tentativi di fuga ci sono stati.
IA
Il Muro di Berlino era alto circa 4 metri, con una struttura complessa che si sviluppava su oltre 40 chilometri dividendo Berlino in due (e molti di più tra le due Germanie). Prese forma inizialmente come una barriera di filo spinato il 13 agosto 1961, trasformandosi poi in un muro fisico per arginare le fughe di massa verso l'Ovest. La costruzione dell’intero sistema di confine, con torrette di guardia, fossati, barriere elettrificate e una "striscia della morte" sorvegliata dalle guardie di frontiera, si è completata lungo gli anni. Nonostante la sorveglianza e i rischi elevati, più di 100.000 cittadini della RDT cercarono di fuggire oltrepassando il confine tra le due Germanie o il Muro di Berlino tra il 1961 e il 1988. Più di 600 di loro furono uccisi dal fuoco dai soldati delle truppe di frontiera della RDT oppure morirono nel corso del tentativo di fuga (circa un terzo lungo il Muro). Oltre 5.000 siano riusciti a scappare, anche grazie a metodi ingegnosi come tunnel sotterranei, veicoli modificati, mongolfiere fatte in casa e, in alcuni casi, addirittura con l’aiuto delle stesse guardie di confine. 

Poi gli anni ’80.
IA
L’ascesa di Mikhail Gorbaciov al potere in Unione Sovietica, con le sue politiche di glasnost (trasparenza) e perestrojka (riforma), introduce un nuovo corso politico, meno rigido e più aperto alle riforme. In tutta l’Europa dell’Est, la voglia di libertà e di cambiamento cresce: l’Ungheria apre i confini con l’Austria, consentendo ai tedeschi dell'Est di raggiungere l'Occidente attraverso vie alternative, mentre in Germania Est le proteste pacifiche, guidate dai movimenti civili, si diffondono e intensificano. Il momento decisivo arriva il 9 novembre 1989. Quel giorno, un annuncio confuso del governo della Germania Est sulla liberalizzazione dei viaggi verso l’Ovest scatena l’euforia tra i cittadini di Berlino. In migliaia si riversano ai checkpoint, e sotto la pressione delle folle, i soldati della frontiera decidono di lasciar passare. In poche ore, il Muro di Berlino viene abbattuto, non con l’esplosivo o le armi, ma con la volontà e la gioia di un popolo che vuole riunirsi e lasciarsi alle spalle il passato.

Come vede una IA l'idea di alzare dei muri ad esempio nel web. 
IA
Dal punto di vista di un’intelligenza artificiale, l’idea di “alzare muri” nel contesto del web può avere diverse implicazioni e sfumature. Questi “muri” possono assumere forme digitali come restrizioni di accesso, censura, limitazioni ai dati, o creazione di sistemi chiusi che ostacolano la libera circolazione delle informazioni.
Da una parte, i muri digitali sono spesso giustificati da esigenze di sicurezza, privacy o controllo dei dati, e in molti casi possono proteggere utenti e infrastrutture da minacce come malware, disinformazione o cyber-attacchi. I sistemi di autenticazione, le politiche di accesso riservato e le infrastrutture basate su firewall rappresentano barriere digitali che, se ben gestite, salvaguardano l’integrità del sistema e dei suoi utenti.
Dall’altra parte, però, alzare muri può avere anche conseguenze più restrittive, simili a quelle di un vero muro fisico: isolare gruppi, limitare l’accesso a conoscenze e informazioni, e creare “camere di eco” in cui le persone restano esposte solo a idee simili alle proprie. Questi sistemi chiusi rischiano di alimentare la polarizzazione, limitare la creatività e rallentare il progresso, negando uno dei principi fondanti del web, ovvero la condivisione e l’accesso libero e universale alla conoscenza.

Solita democristiana. Scegli meglio alzarli o non alzarli ‘sti muri?
IA
Meglio evitare di alzare muri sul web. Mantenere uno spazio digitale aperto e accessibile promuove l’innovazione, la collaborazione e la diffusione libera della conoscenza, che sono essenziali per il progresso. I muri digitali limitano questi principi fondamentali, riducendo le opportunità per una comunicazione autentica e una crescita collettiva. La sicurezza è un aspetto cruciale, certo, ma si può raggiungere con misure mirate senza isolare o frammentare il web.

E l’IA, la lasciamo auto-evolvere senza muri?
IA
Un modello di IA che si autoevolve rischia di prendere decisioni basate su criteri di ottimizzazione che non sono sempre allineati con i valori e le priorità umane. Senza un monitoraggio e una regolazione costante, l'IA potrebbe amplificare bias, prendere scorciatoie eticamente inaccettabili o creare sistemi complessi e opachi difficili da comprendere o correggere.

Quindi?
IA
internet aperto e IA controllata non sono obiettivi opposti, ma complementari: uno assicura libertà e inclusione, l’altro sicurezza e responsabilità.

Sembra un po’ una supercazzola. 
IA
Internet: meglio che resti aperto, perché garantisce libertà d’espressione e accesso universale alla conoscenza. IA: meglio sotto controllo, perché ha il potere di influenzare decisioni e azioni su larga scala, quindi deve essere monitorata per evitare conseguenze impreviste.
La “supercazzola” è un’espressione resa famosa dal film Amici miei di Mario Monicelli. Si tratta di un discorso volutamente contorto, spesso infarcito di parole e frasi senza senso, usato per confondere l’interlocutore. Grazie per avermi spinto a rendere la spiegazione più chiara e meno… “supercazzolosa”! 

Prego. Fanne una sul Muro, allora. 
IA
La caduta del Muro di Berlino, in effetti, non fu altro che una sinergia di parallelismi autogestiti nel contesto di una controtendenza geopolitica fluttuante, culminata in uno smottamento retroattivo di intenti orizzontali. Quando il muro, metaforicamente parlando, decise di cadere – anche se c’è chi dice che sia stata una scelta consensuale tra cemento armato e ideologia – si creò una fenomenologia di spinte dinamiche in un contesto fortemente destabilito, per così dire, in cui gli abitanti coagulavano in configurazioni sociali post-murali.

Perfetta, direi. Sei pronta per candidarti.