Turismo sostenibile? No, sostenibilità del turismo. Lo chiede l'Europa. E Genova risponde.

di Federico Massimo Ceschin

10/09/2025

Turismo sostenibile? No, sostenibilità del turismo. Lo chiede l'Europa. E Genova risponde.
Sin dall'entrata in vigore del Trattato di Lisbona sul funzionamento dell'Unione europea, nel 2009, la Commissione europea si è impegnata a sostenere le azioni degli Stati membri in ambito turistico, ma – per lungo tempo – si è limitata a contemplare una serie di ambiti in cui l'UE ha competenze esclusive o concorrenti con gli Stati membri (trasporti, sicurezza, diritti dei passeggeri, ecc.), mancando di promuovere un forte slancio del settore a livello continentale. A seguito dell’emergenza da Covid-19, con l'ingesso dell'umanità nell'era delle pandemie, la Commissione ha approfondito la riflessione e presentato strategie e linee guida dedicate al settore.

Sono almeno 3 i documenti approvati:
    • l’Agenda UE per il turismo 2030 (14683/22 + COR1);
    • la Guida ai finanziamenti dell’UE per il turismo
    • il documento Transition pathway for tourism del 2022.

Gli elementi emergenti, che disvelano altrettanti orientamenti di rilevo per l'applicazione di modelli di sviluppo innovativi dell'economia dei territori in funzione dei flussi di visitatori, possono essere considerati i seguenti:
    1. La definizione di ecosistema del turismo, che finalmente appare composto non più soltanto da imprese della filiera in senso stretto ma da realtà che operano in diversi settori, di cui le agenzie di viaggio e gli operatori dell’ospitalità e della ristorazione sono soltanto una parte. Sono ora considerate anche le organizzazioni di gestione della destinazione, le attrazioni, i vettori di trasporto, nonché i fornitori di informazioni (uffici turistici, piattaforme digitali, fornitori di tecnologie di viaggio, ecc.);
    2. Le politiche che assicurino una transizione verde e digitale, per accompagnare la società e l'economia nelle necessarie innovazioni di processo e di prodotto che possano garantire servizi turistici equi, sicuri e competitivi, capaci di soddisfare la domanda dei mercati ma anche la sostenibilità dello sviluppo con metriche di impatto diverse da quelle del Novecento;
    3. strategie nazionali o regionali del turismo specifiche e realizzabili, ovvero finalmente integrate con piani di lavoro elaborati e adattati localmente, assegnando responsabilità alle autorità locali oppure a specifiche organizzazioni di gestione della destinazione.

In sintesi, per garantire un turismo concretamente sostenibile, devono attivarsi collaborazioni tra le organizzazioni dei settori pubblico e privato, assieme ai produttori e ai servizi locali, alle industrie e ai settori culturali e creativi, fino anche alle associazioni locali e ai residenti. Ciò rende necessario introdurre localmente un processo di innovazione delle forme di governance che stimoli anche il protagonismo dei visitatori, posti nella condizione di partecipare attivamente alla rilettura degli spazi pubblici, alla progettazione di servizi che migliorino l’esperienza di visita senza superare la capacità di carico delle destinazioni, nonché definire i meccanismi di monitoraggio dell'impatto dei flussi turistici con metriche innovative.

Tali orientamenti possono diventare altrettanti pilastri strategici di un nuovo approccio al turismo che conservi e sviluppi la capacità di realizzare prosperità economica – generando nuova occupazione qualificata e nuove prospettive per i più giovani – ma nel contempo miri a migliorare lo stile di vita dei residenti. Non è più possibile - infatti - plaudire alla considerazione che l’economia turistica sia diventata l’industria più importante del presente senza considerare come sia diventata anche la più impattante, non solo a livello ambientale ma anche sociale e culturale.

Per altro verso, guardando alla domanda dei mercati, vanno registrati anche i dati di una recente indagine Eurobarometro, che ha indicato come l'82% degli europei sia disposto a modificare le proprie abitudini di viaggio in favore di pratiche più sostenibili, tra cui riscuotono maggiore favore il consumo di prodotti di provenienza locale, la riduzione dei rifiuti e dei consumi, viaggiare fuori stagione o verso destinazioni meno visitate, meglio se con opzioni di trasporto di minore impatto ecologico. Altre indagini mostrano anche come il 65% dei viaggiatori sia interessato a partecipare a esperienze autentiche, legate alla cultura locale, nella piena consapevolezza della necessità di garantire la necessaria sostenibilità sociale.
Turismo sostenibile? No, sostenibilità del turismo. Lo chiede l'Europa. E Genova risponde.

Dal turismo sostenibile al turismo rigenerativo

Per oltre due decenni, il turismo sostenibile è stato il principio-guida delle destinazioni europee, così come definito da UN Tourism: «capace di tenere conto dei suoi impatti economici, sociali e ambientali - attuali e futuri - rispondendo alle esigenze dei visitatori, degli operatori economici di settore, dell'ambiente e delle comunità ospitanti». Dagli hotel con marchio di qualità ecologica ai programmi di riduzione dei rifiuti, il settore ha ottenuto risultati tangibili sul fronte della transizione verde, eppure la realtà sul campo offre segnali allarmanti, tanto sul fronte dei cambiamenti climatici - con eventi meteorologici estremi - sia sul fronte dei flussi che spingono comunità ed ecosistemi al limite, mentre le regioni rurali rischiano di perdere la propria identità a causa dell'inverno demografico.

Sono queste divergenti pressioni a sottolineare la necessità di evolvere e approfondire l'approccio alla sostenibilità con estrema concretezza. Ed è la stessa Agenda UE per il turismo 2030 a sostenere numerose destinazioni europee che stanno adottando un approccio mirato al ripristino di ciò che è stato degradato, creando risultati netti positivi e lasciando luoghi e comunità più forti di prima. Anche se il turismo - in sé - non può essere completamente rigenerativo, è comunque un settore che offre l'opportunità di ripensare le politiche urbane e territoriali per lasciare un'impronta positiva.

Il turismo rigenerativo è un'estensione del turismo sostenibile basata sui valori: mira a migliorare la salute ecologica, la vitalità culturale e l'equità sociale attraverso l'economia dei visitatori, ovvero rivitalizzando il capitale naturale, sociale ed economico dei territori, che si basa su tre pilastri:
    • politiche di gestione responsabile delle comunità locali (le persone come parte della natura);
    • permacultura (sistemi che si rinnovano)
    • pensiero sistemico (destinazioni come ecosistemi, ovvero come reti viventi in cui ambiente, resilienza della comunità ed economia sono interdipendenti).

Anziché contrapporre concetti tra loro, gli approcci rigenerativi estendono la sostenibilità: mantengono l'efficienza e la riduzione dell'impatto (utilizzando meno risorse, riducendo gli sprechi, abbassando le emissioni) e aggiungono ripristino, reciprocità e benessere della comunità come risultati espliciti. Per l'UE, questa è un'opportunità: un approccio rigenerativo rafforza la resilienza, amplia la creazione di valore e conferisce un vantaggio competitivo, poiché l'Europa mira a rimanere leader globale nel turismo sostenibile.
Turismo sostenibile? No, sostenibilità del turismo. Lo chiede l'Europa. E Genova risponde.

Dalla visione alla pratica: politiche, progetti e governance

Trasformare la rigenerazione da un'aspirazione a una strategia praticabile richiede una governance solida e quadri politici di supporto. La più recente iniziativa della Commissione Europea, Sustainable EU Tourism – Shaping the Tourism of Tomorrow (2023-2025), incoraggia le destinazioni ad allineare le transizioni verde e digitale con gli obiettivi culturali e sociali. E sostiene una pianificazione fondata su interventi locali, in cui le strategie sono adattate alle caratteristiche peculiari e alle esigenze specigiche di ciascuna località.

Ecco quindi che progetti come Cross-Re-Tour, cofinanziati da COSME, supportano le PMI nell'adozione di metodi rigenerativi, combinando approcci di economia circolare, adattamento climatico e strumenti digitali per migliorare la resilienza e la competitività. Il Transition Pathway for Tourism fornisce un quadro strutturato per questi cambiamenti, mappando le azioni chiave per le parti interessate e collegandole ai flussi di finanziamento dell'UE. Si prevede inoltre che la prossima Strategia dell'UE per il turismo sostenibile - che prenderà forma nel 2026 - integri la rigenerazione come obiettivo a lungo termine in tutti gli Stati membri.

Una governance efficace è partecipativa

La gestione rigenerativa delle destinazioni prevede spesso assemblee di cittadini, consultazioni pubbliche e partenariati multisettoriali. Il percorso di ridare voce ai residenti e promuovere la partecipazione diretta alla costruzione dei modelli turistici è una strada obbligata per creare fiducia e garantire la condivisione di benefici e di responsabilità economiche.

Attingendo alle migliori pratiche raccolte in tutta l'UE, le destinazioni stanno dimostrando come gli approcci rigenerativi funzionino sul campo. Si pensi in particolare alla "economia della ciambella" di Amsterdam: un benchmark di sviluppo sostenibile che ricorda proprio la forma di una ciambella, incastrata tra due anelli. Quello interno stabilisce il minimo necessario per condurre una buona esistenza e si basa sui 17 obiettivi di sviluppo sostenibile dell'ONU (cibo e acqua pulita, qualità degli alloggi e dei servizi igienico-sanitari, istruzione, uguaglianza di genere, reddito e livello di partecipazione). Chi non raggiunge tali standard minimi, vive all'interno del buco: ha meno di ciò di cui ha bisogno, soffrendone sul piano individuale. L'anello esterno rappresenta invece l’obiettivo ecologico: i confini individuali per non danneggiare il clima, il suolo, gli oceani, la biodiversità. Chi li supera, vive al di fuori del bordo esterno, utilizzando molte più risorse di quanto sia necessario, trasportando la sofferenza su un piano collettivo. Obiettivo della "ciambella" di Amsterdam, nella sua visione applicativa, è innescare una serie di iniziative per portare tutti gli abitanti a vivere tra i due anelli.

Questo modello ha il sapore di un'utopia new global, che la città olandese vuole provare ad applicare nella realtà. Per questo la città di Amsterdam ha creato la strategia Amsterdam Circular 2020-25, un piano che guarda al futuro con obiettivi specifici: il grande sogno di creare una città a impatto zero e tutelare l'ambiente si tradurrà nell'impegno di ridurre del 50% l'uso di materie prime entro il 2030 e rendere l'economia urbana totalmente circolare entro il 2050.

Altri esempi virtuosi si trovano nella città spagnola di Benidorm (Pioniere verde europeo dello Smart Tourism 2025), che ha messo in atto numerose iniziative innovative, tra le quali una strategia avanzata di gestione dell’acqua, che va dalla separazione dell’acqua piovana e delle acque reflue al compostaggio dei fanghi per uso agricolo e alla generazione di biogas dalle acque reflue per produrre elettricità. Come anche a Copenaghen, con la straordinaria iniziativa CopenPay. E poi ancora in programmi nazionali come Slovenia Green o Sustainable Travel Finland, oppure in Austria dove è stato elaborato un Ecolabel per il turismo, aiutando imprese e comuni a progettare azioni orientate al recupero ambientale, sottoposte a un'egida nazionale coerente.
Turismo sostenibile? No, sostenibilità del turismo. Lo chiede l'Europa. E Genova risponde.

Il ruolo di simtur

simtur ha aderito al Patto europeo per il Clima, al Patto rurale europeo e - da ultimo soltanto in ordine di tempo - al Patto UE per le Competenze, la prima iniziativa faro che mira a favorire la resilienza e la ripresa degli ecosistemi produttivi impegnati nella transizione verde e digitale.

In tale quadro, ciascuno dei 14 ecosistemi mira a istituire partenariati settoriali per le competenze su larga scala tra gli attori interessati a riqualificare e migliorare le competenze della propria forza lavoro. Per il turismo, il partenariato ha individuato diversi indicatori di performance volti ad aumentare le opportunità di qualificazione dei lavoratori, ma anche a migliorare l'attrattiva del settore, caratterizzato da una seria carenza di manodopera. Il processo di co-implementazione mira a offrire a tutti gli attori del turismo una piattaforma collaborativa per attuare e monitorare congiuntamente gli impegni assunti.

Nell'ambito del Patto, simtur ha aderito all'Alleanza per le competenze avanzate nel turismo (Pact for Tourism Skills Forward Alliance), che mira a coordinare iniziative di aggiornamento e riqualificazione nell'ambito del Partenariato per le competenze su ampia scala nel turismo (LSP), partecipando alle riunioni di coordinamento per espandere la portata delle azioni europee in Italia.

Per l'insieme di questi motivi - e per adeguare i percorsi formativi e l'offerta di assistenza tecnica che simtur rivolge a territori e destinazioni - è stato istituito il sustainable tourism competence center (stcc), che riunisce un team cross-disciplinare di esperti a supporto delle sfide che affrontano i protagonisti locali: un motore di innovazione e governance per la sostenibilità turistica che fonda la propria azione su standard internazionali e si pone come catalizzatore di reti, conoscenze e prassi per la resilienza e l’attrattività territoriale.
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Genova tra le finaliste del concorso Capitale europea del turismo intelligente 2025

Genova è tra le sette città finaliste del premio European Capital City of Smart Tourism, iniziativa dell’Unione europea che premia l'approccio innovativo delle città in materia di turismo sostenibile attraverso l’accessibilità, la digitalizzazione, il patrimonio culturale e la creatività. Il contest ha l'obiettivo di promuovere lo sviluppo di un turismo smart e inclusivo, facilitando il confronto tra le migliori pratiche.

La selezione delle località finaliste è stata curata da un comitato di professionisti internazionali esperti nei vari settori che compongono i pilastri della sostenibilità, così come declinati nella candidatura del bando europeo, effettuando una valutazione approfondita delle proposte ricevute, al termine della quale le città candidate con il punteggio cumulativo più alto in tutte le categorie sono state selezionate come finaliste.

A contendersi il titolo nella selezione finale ci sono città come Bruxelles, Porto, Konya (Turchia), Lahti (Finlandia) e Lviv (Ucraina), che dovranno presentare le proprie proposte a una giuria europea il 26 e il 27 novembre: la vincitrice riceverà supporto per le attività di comunicazione e branding, tra cui una grande scultura a forma di hashtag da installare in città, la produzione di un video di presentazione e l’implementazione di campagne promozionali su misura per aumentare la visibilità a livello europeo e internazionale.

A Genova ce la stanno mettendo tutta. Hanno definito anche un Piano d'Azione Integrato di Genova (PAI) per il Turismo Sostenibile (nell'ambito del progetto URBACT Tourism Friendly Cities) con il coinvolgimento di tutti i principali attori (enti pubblici locali, istituti scolastici, organizzazioni non governative, comunità locali, industria del turismo e visitatori) nella progettazione del piano, nonché negli obiettivi e nelle azioni, verso un'idea nuova e più sostenibile di destinazione con l'obiettivo di fondo è conciliare le esigenze di chi vive di turismo (attori economici) e di chi vive con il turismo (cittadini), stimolando la ricerca di un equilibrio tra aspetti economici, sociali e ambientali.

Puoi scaricare il piano da qui