Il settore della moda è uno dei maggiori responsabili dell'inquinamento e della crisi climatica. Lo è a causa del suo elevato consumo di risorse naturali e della sua produzione di rifiuti tessili. Secondo uno studio dell'ONU, il settore della moda è responsabile del 10% delle emissioni globali di gas serra e del 20% delle acque reflue industriali. Ogni anno, circa 92 milioni di tonnellate di tessuti vengono scartati, finendo in discarica o venendo bruciati. Tra i materiali più usati e più problematici c'è il poliestere, una fibra sintetica molto apprezzata nell'industria dell'abbigliamento, grazie alle sue caratteristiche di resistenza, versatilità e asciugatura rapida. Il poliestere rappresenta il 60% dei rifiuti tessili nel mondo, ma solo l'1% viene riciclato.
Il poliestere è una fibra sintetica ottenuta dalla polimerizzazione di monomeri di acido tereftalico e glicole monoetilenico. Questi monomeri possono essere ricavati dal petrolio o da altre fonti rinnovabili, come lo zucchero o il mais.
Essendo composto da diversi tipi di polimeri, il poliestere non è facilmente biodegradabile e richiede processi di riciclo chimico o termomeccanico per essere trasformato in nuovi materiali.
Il riciclo chimico consiste nella depolimerizzazione enzimatica del poliestere, che permette di ottenere i monomeri di partenza, che possono essere riutilizzati per sintetizzare nuovo poliestere.
Il riciclo termomeccanico consiste invece nel triturare e fondere il poliestere, per ottenere granuli o fibre che possono essere impiegati per produrre tessuti non tessuti o imbottiture.
Entrambi i processi di riciclo richiedono energia e risorse, e non garantiscono la qualità del materiale originale.
Per questo, il poliestere è una fibra poco sostenibile dal punto di vista ambientale.
Esistono diverse tecnologie per il riciclo del poliestere, che si basano su processi chimici o biologici per degradare la fibra sintetica e recuperarne i monomeri, che sono le unità di base da cui si forma il polimero. Alcuni esempi sono il processo Resyntex, che usa enzimi per scindere il poliestere in acido tereftalico e etilene glicole, e il processo Worn Again Technologies, che usa una soluzione acquosa per separare il poliestere dal cotone e ottenere nuove fibre miste.
Tuttavia, queste tecnologie presentano ancora delle sfide e dei limiti, come la necessità di selezionare e lavare i rifiuti plastici prima del trattamento, la perdita di qualità delle fibre riciclate e il costo elevato delle operazioni. Per superare questi ostacoli, una delle tecnologie più promettenti è VolCat, sviluppata da IBM in collaborazione con Technip Energies e Under Armour. VolCat è un processo chimico che scompone il poliestere nei suoi componenti di base, che possono essere poi riutilizzati per produrre nuove fibre di qualità pari a quelle originali. Il vantaggio di VolCat è che non richiede una selezione o un lavaggio preliminare dei rifiuti plastici, semplificando così le operazioni e riducendo i costi. Inoltre, il catalizzatore usato nel processo si volatilizza e viene recuperato per essere riutilizzato, minimizzando gli scarti.
Reju è una società nata dalla partnership tra IBM, Technip Energies e Under Armour, con l'obiettivo di applicare VolCat al riciclo del poliestere proveniente da tessuti e imballaggi non recuperabili. Reju ha inaugurato lo scorso settembre un impianto dimostrativo presso il Centro di ricerca Technip Energies di Francoforte, dove verranno testate le potenzialità e le sfide di questa tecnologia innovativa. L'obiettivo è di rendere operativo l'impianto entro il 2024 e di dimostrare la fattibilità tecnica ed economica del riciclo del poliestere su larga scala.