Il 22 giugno 2022 la Commissione europea ha proposto un regolamento sul ripristino della natura nell'ambito della strategia dell'UE sulla biodiversità per il 2030, che fa parte del Green Deal europeo.
Oltre l'80% degli habitat europei è in cattivo stato. Gli sforzi profusi in passato per proteggere e preservare la natura non sono bastati a invertire questa preoccupante tendenza. Per questo, “il regolamento prevede, per la prima volta in assoluto, l'adozione di misure volte non solo a preservare la natura ma anche a ripristinarla. Il regolamento aiuterà l'UE a rispettare i suoi impegni internazionali, in particolare il quadro globale di Kunming-Montreal per la biodiversità concordato in occasione della conferenza delle Nazioni Unite sulla biodiversità del 2022 (COP 15)”.
Ha spiegato Alain Maron, ministro della Transizione climatica, dell'ambiente, dell'energia e della democrazia partecipativa del Belgio che detiene la presidenza di turno UE: “Il regolamento è il frutto di intensi lavori, che hanno pagato. Non c'è il tempo di fare pause quando si protegge il nostro ambiente. Il Consiglio dell'UE sceglie di ripristinare la natura in Europa, proteggendo in tal modo la sua biodiversità e l'ambiente in cui vivono i cittadini europei. È nostro dovere rispondere all'urgenza del crollo della biodiversità in Europa, ma anche consentire all'Unione europea di rispettare i propri impegni internazionali”.
Le nuove norme “contribuiranno a ripristinare gli ecosistemi degradati in tutti gli habitat terrestri e marini degli Stati membri, a conseguire gli obiettivi generali dell'Ue in materia di mitigazione dei cambiamenti climatici e adattamento agli stessi e a rafforzare la sicurezza alimentare”. In sostanza, il regolamento impone agli Stati membri di definire e attuare misure volte a ripristinare congiuntamente almeno il 20% delle zone terrestri e marine dell'UE entro il 2030. Riguardando “una serie di ecosistemi terrestri, costieri e di acqua dolce, forestali, agricoli e urbani, comprendenti zone umide, formazione erbose, foreste, fiumi e laghi, nonché ecosistemi marini, inclusi praterie marine, banchi di spugne e banchi coralliferi”.
Per quanto riguarda gli habitat considerati in cattive condizioni, elencati nel regolamento, gli Stati membri adotteranno misure volte a ripristinare: almeno il 30% entro il 2030, almeno il 60% entro il 2040, almeno il 90% entro il 2050.
Un altro aspetto del regolamento riguarda la protezione degli impollinatori: “Negli ultimi decenni l'abbondanza e la diversità degli insetti impollinatori selvatici in Europa si sono drasticamente ridotte. Per far fronte a tale situazione, il regolamento introduce obblighi specifici che impongono misure intese a invertire il declino delle popolazioni di impollinatori al più tardi entro il 2030”. Senza dimenticare l'aumento della popolazione di uccelli in habitat forestale e la garanzia che non vi siano perdite nette di spazi verdi urbani e di copertura arborea urbana fino alla fine del 2030.