Una morte su quattro è legata all’ambiente

di Christian Sansoni

05/03/2026

Quando parliamo di ambiente, pensiamo quasi sempre al clima.
Scioglimento dei ghiacci, temperature record, eventi estremi.
Eppure, c’è un dato che cambia completamente prospettiva: una morte su quattro nel mondo è legata a cause ambientali.

Nel 2016 la World Health Organization ha pubblicato un rapporto dal titolo molto diretto: Preventing Disease through Healthy Environments. È un’analisi globale del peso delle malattie attribuibili a fattori ambientali modificabili. Il numero stimato è di 12,6 milioni di morti all’anno, pari al 23% del totale, e tra i bambini sotto i cinque anni la quota arriva al 26%.
Non è un rapporto sul clima, è un rapporto di sanità pubblica, come mostra l’infografica.

Una morte su quattro è legata all’ambiente

Nel documento l’ambiente non è un concetto generico.
È tutto ciò che, fuori da noi, può influenzare la nostra salute ed è in qualche misura modificabile: qualità dell’aria, acqua potabile, sistemi fognari, esposizione a sostanze chimiche, condizioni di lavoro, progettazione delle città, cambiamenti climatici indotti dall’uomo.

Gli autori hanno esaminato 133 gruppi di malattie e lesioni. Per 101 di questi è emerso un legame significativo con fattori ambientali, ed in molti casi il legame è stato quantificato con metodi epidemiologici robusti.
Le malattie con la componente ambientale più rilevante non sono esotiche né lontane dalla nostra quotidianità. Parliamo di ictus, cardiopatie ischemiche, infezioni respiratorie, diarrea, BPCO, asma, alcuni tumori.
Parliamo di condizioni che gravano già oggi sui sistemi sanitari e sull’economia.

Questi sono solo alcuni degli esempi citati dalla ricerca:

Malattie cardiovascolari

  • 119 milioni di DALY attribuibili a rischi ambientali
  • 31% del carico totale di malattia cardiovascolare è legato all’ambiente
    (soprattutto inquinamento dell’aria, esposizione a fumo passivo e sostanze chimiche)

È il gruppo di malattie con il peso ambientale più elevato in termini assoluti.


Diarrea

  • 57 milioni di DALY
  • 57% dei casi è attribuibile a fattori ambientali
    (acqua non sicura, servizi igienico-sanitari inadeguati, pratiche agricole)

Qui la componente ambientale è maggioritaria.


Infezioni respiratorie inferiori

  • 52 milioni di DALY
  • 35% legato a inquinamento atmosferico (outdoor e indoor)

Parliamo di una delle principali cause di morte nei bambini sotto i cinque anni.


Malaria

  • 23 milioni di DALY
  • 42% attribuibile a gestione ambientale di habitat vettoriali

Deforestazione, gestione delle acque, modifiche ecosistemiche incidono direttamente sulla diffusione.


BPCO (Broncopneumopatia cronica ostruttiva)

  • 32 milioni di DALY
  • 35% legato a inquinamento domestico e ambientale

Un terzo dei casi è prevenibile agendo sull’ambiente.


Asma

  • 11 milioni di DALY
  • 44% attribuibile a fattori ambientali
    (inquinamento, muffe indoor, fumo passivo, esposizioni lavorative)

Quasi la metà.

Quali possono essere le cause di tutto ciò?

  • Un’agricoltura povera di controlli può contaminare l’acqua e favorire epidemie di colera.
  • La deforestazione e il riscaldamento globale modificano gli habitat di zanzare e zecche, ampliando la diffusione di malaria e malattia di Lyme.
  • Le città progettate intorno al traffico veicolare aumentano l’esposizione all’inquinamento e riducono l’attività fisica, con effetti su cuore e polmoni.
  • Il degrado di suolo e acqua mette sotto pressione i sistemi alimentari, con ricadute nutrizionali e sanitarie.

Queste non sono dinamiche isolate, sono sistemi che si influenzano a vicenda, interconnessi a più dimensioni, e gli effetti non si fermano al piano biologico. Quando un territorio si degrada, aumentano le disuguaglianze, si perdono posti di lavoro, crescono le tensioni sociali. I più vulnerabili pagano il prezzo più alto, ma nessuno è realmente al riparo. Gli incendi in California negli ultimi anni lo hanno mostrato con chiarezza: impatto sanitario, economico e sociale insieme.

Il rapporto evidenzia anche una trasformazione importante. Rispetto al passato, il peso delle malattie infettive legate a scarsa igiene e acqua contaminata è diminuito in molte aree del mondo. Allo stesso tempo è cresciuta la quota di malattie croniche non trasmissibili connesse a inquinamento atmosferico, esposizione chimica, ambienti urbani malsani.
Questo significa che la questione non riguarda solo i Paesi a basso reddito. Le economie avanzate hanno una quota rilevante di malattie cardiovascolari e tumori in cui la componente ambientale è significativa.
In altre parole, non è un problema degli altri.

La medicina interviene quando la malattia è già comparsa, l’ambiente agisce prima.
Se continuiamo a concentrarci esclusivamente sulla cura, senza intervenire sulle condizioni che favoriscono l’insorgenza delle patologie, continueremo a rincorrere le conseguenze. Con costi sanitari crescenti e una pressione economica che si riflette su famiglie e Stati.

Il messaggio del rapporto della World Health Organization è sobrio ma potente: creare ambienti sani è una forma di prevenzione primaria tra le più efficaci che abbiamo a disposizione. E non riguarda solo il ministero della salute, coinvolge energia, trasporti, urbanistica, agricoltura, industria.
La salute non è un compartimento stagno: è il risultato di decisioni diffuse.

Quest’anno il rapporto dovrebbe essere aggiornato, come previsto ogni dieci anni. I numeri potranno cambiare, le metodologie saranno più raffinate, ma è difficile immaginare che la conclusione di fondo sia diversa, più probabile un peggioramento dei numeri.

Non si tratta solo di proteggere ecosistemi o ridurre emissioni.
Si tratta di capire che il modo in cui progettiamo, produciamo e viviamo ha un impatto diretto su come ci ammaliamo e su come moriamo.

Una morte su quattro non è uno slogan.
È un promemoria.