VEGEA trasforma gli scarti del vino in materia capace di costruire il futuro

di Elena Debidda

17/07/2026

VEGEA trasforma gli scarti del vino in materia capace di costruire il futuro
«Nel vino c'è più filosofia che in tutti i libri.», ha scritto Louis Pasteur. Oggi possiamo dire che nel vino oltre alla filosofia abbiamo trovato anche tanta, tantissima materia utile a immaginare il futuro delle cose. Insieme alle bottiglie e al loro mercato mondiale, la filiera vitivinicola genera anche enormi quantità di vinacce, l'insieme di bucce, vinaccioli e raspi che rimangono dopo la spremitura dell'uva. Tradizionalmente questi "scarti" sono stati destinati soprattutto a usi energetici, compostaggio o altre applicazioni a basso valore aggiunto. Oggi, invece, rappresentano una delle frontiere più promettenti della bioeconomia circolare.

Tra le realtà che hanno contribuito a questo cambio di paradigma c'è VEGEA, azienda italiana nata con l'obiettivo di trasformare uno scarto agricolo in una nuova materia prima per l'industria. Una sfida che unisce ricerca scientifica, chimica verde e progettazione dei materiali e che dimostra come l'economia circolare possa andare ben oltre il riciclo, diventando un vero processo di innovazione industriale simbolo del (re)made in Italy.

Ripensare il valore di uno scarto

L'idea alla base di VEGEA nasce da una domanda solo apparentemente semplice: perché continuare a considerare le vinacce un residuo quando contengono ancora molecole e componenti preziose? La risposta è arrivata attraverso anni di ricerca e sviluppo che hanno portato alla realizzazione di una tecnologia proprietaria capace di valorizzare le biomasse derivanti dalla vinificazione e trasformarle in biomateriali innovativi. Il risultato non è solo un nuovo prodotto, ma una diversa concezione della filiera.

In un modello lineare, il ciclo produttivo termina con la generazione dello scarto; in quello proposto da VEGEA, lo scarto diventa il punto di partenza della creazione di una nuova catena del valore. È questo l'aspetto che rende il progetto particolarmente interessante per l'economia circolare. L'innovazione non consiste soltanto nell'aver sviluppato un materiale bio-based, ma nell'aver costruito un ponte tra due mondi tradizionalmente separati come l'agricoltura e l'industria manifatturiera. Una connessione che consente di mantenere più a lungo il valore delle risorse e di ridurre il ricorso a materie prime di origine fossile.

L'intuizione dei fondatori: quando chimica e design si incontrano

Dietro VEGEA ci sono due percorsi professionali complementari. Francesco Merlino, chimico industriale con esperienza nella valutazione degli impatti ambientali e nella chimica verde, e Gianpiero Tessitore, architetto e designer con una lunga ricerca sui materiali sostenibili, hanno unito competenze scientifiche e progettuali per dare corpo e sostanza a una visione concreta. Nel 2016 nasce VEGEA, dopo un percorso di ricerca avviato alcuni anni prima sull'impiego delle biomasse vegetali e culminato con il brevetto della tecnologia proprietaria dedicata alla valorizzazione delle vinacce.

Per Tessitore, la sfida non è mai stata soltanto quella di creare un nuovo materiale, ma di ripensare il modello produttivo. «L'attuale modello lineare di produzione, consumo e scarto non è sostenibile. Passare a un'economia circolare significa trasformare tutte le risorse in prodotti ad alto valore aggiunto», spiegava già nel 2017, presentando VEGEA al programma internazionale Fashion for Good di Amsterdam. Anche l'origine dell'idea racconta questa visione. «Il nostro intento era analizzare le diverse matrici di origine vegetale all'interno della filiera agroindustriale per produrre biopolimeri e biomateriali», ha ricordato Tessitore. «Questo studio ci ha portati a identificare la vinaccia come una materia prima ricca di oli e lignocellulosa», trasformando un residuo della produzione vinicola in una risorsa per la manifattura del futuro.

Come accade per molte innovazioni di frontiera, il percorso di VEGEA è stato caratterizzato da un forte investimento in ricerca e sviluppo, capace di generare valore dall'equilibrio tra contenuto di origine vegetale, caratteristiche tecniche, durabilità e possibilità di impiego in contesti industriali diversi. Questo approccio ha consentito di superare una delle principali sfide che accompagnano i biomateriali: non limitarsi a proporre un'alternativa sostenibile, ma offrire soluzioni in grado di soddisfare gli standard richiesti dal mercato. Scorrendo il loro Sustainability Report 2025, emerge come la crescita dell'azienda sia accompagnata da un monitoraggio costante degli impatti ambientali, delle attività di ricerca e sviluppo, delle collaborazioni e delle strategie di innovazione. Tra gli elementi che meritano particolare attenzione figurano la valorizzazione delle biomasse provenienti dalla filiera vitivinicola, gli investimenti nella ricerca, l'analisi del ciclo di vita dei materiali (LCA), le certificazioni ottenute e il consolidamento di un modello produttivo orientato alla circolarità.

Biomateriali e partnership per una pluralità di settori

L'attenzione mediatica si è concentrata inizialmente soprattutto sulle applicazioni nel settore della moda, dove i materiali sviluppati da VEGEA hanno dimostrato come fosse possibile valorizzare sottoprodotti agricoli anche in prodotti destinati a un mercato particolarmente esigente.

Oggi l'orizzonte si è ampliato. Le competenze sviluppate dall'azienda trovano applicazione anche nell'interior design, nell'arredamento, negli accessori, nel packaging e in altri comparti che stanno ricercando materiali innovativi con una crescente componente rinnovabile. Questa evoluzione racconta come la transizione ecologica sappia generare innovazioni efficaci proprio perché capaci di contaminare filiere differenti, adattandosi a contesti produttivi diversi senza perdere la propria identità. Nel corso degli anni VEGEA ha costruito partnership con aziende della moda, del design e dell'automotive, oltre a collaborare con università, centri di ricerca e progetti europei dedicati allo sviluppo di nuovi materiali e alla bioeconomia. Queste collaborazioni hanno avuto un ruolo fondamentale sia nella validazione delle tecnologie sviluppate sia nell'individuazione di nuove applicazioni industriali. Ogni partnership rappresenta infatti un laboratorio di sperimentazione nel quale esigenze produttive, ricerca scientifica e sostenibilità si incontrano per accelerare l'innovazione.

Più che semplici accordi commerciali, queste esperienze testimoniano la nascita di un ecosistema nel quale la circolarità diventa un progetto condiviso. Per un'azienda deep-tech come VEGEA, le collaborazioni rappresentano molto più di una vetrina commerciale: sono il banco di prova attraverso cui validare la tecnologia e accelerarne la diffusione. Dopo il riconoscimento ottenuto nel 2017 con il Global Change Award della H&M Foundation, l'azienda ha avviato un percorso che l'ha portata a collaborare con importanti marchi della moda, tra cui la già citata H&M, Marni, Le Coq Sportif, Serapian, Calvin Klein, Geox e Diadora, contribuendo alla realizzazione di collezioni e prodotti che hanno dimostrato come i biomateriali derivati dalle vinacce possano soddisfare gli standard richiesti dal mercato internazionale. Parallelamente, VEGEA ha esteso il proprio raggio d'azione anche ad altri comparti, avviando sperimentazioni con Bentley Motors per gli interni automobilistici e sviluppando materiali destinati al design, all'arredamento e al packaging. Un percorso reso possibile anche grazie alla partecipazione a programmi europei di ricerca come Horizon 2020, che hanno sostenuto l'evoluzione tecnologica dell'azienda.

Un caso italiano che guarda al futuro

La storia di VEGEA dimostra come l'economia circolare possa essere interpretata non soltanto come una strategia ambientale, ma come autentica leva di competitività. Partendo da una risorsa disponibile sul territorio italiano e investendo nella ricerca, l'azienda ha costruito un modello capace di creare valore lungo tutta la filiera, trasformando un sottoprodotto agricolo in un'opportunità concreta, scalabile e di mercato per l'industria manifatturiera.

È un esempio di quella bioeconomia che l'Europa considera uno dei pilastri della transizione ecologica: un'economia fondata sull'utilizzo intelligente delle risorse biologiche, sulla collaborazione tra filiere e sulla capacità di progettare materiali che rispondano alle esigenze del mercato riducendo l'impatto ambientale.

In un Paese che produce alcune delle eccellenze vitivinicole più apprezzate al mondo, la possibilità di trasformare gli scarti della vendemmia in materiali innovativi assume anche un forte valore simbolico. VEGEA dimostra che il futuro dell'industria può nascere dalla capacità di osservare con occhi nuovi ciò che già possediamo, riconoscendo negli scarti non la fine di un processo, ma l'inizio di una nuova storia produttiva.